Routine, minestre riscaldate ed infine un Principe

Posted on settembre 20, 2016 7:18 pm

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Ammettiamolo, ero tornata per fare più casino di quando ero partita. Avevo collezionato qualche trofeo, fatto dell’ottimo sesso, intrapreso una frequentazione occasionale con colui che era stato l’amore della mia vita (frequentazione i cui tempi erano dettati dalla fusione cross-border di turno), mi ero infatuata di Big4 che mi aveva scaricata con la stessa noncuranza con cui ci si toglie un pelucco dalla giacca.

Per dimenticare Big4, ero uscita con un tipo conosciuto in una palestra di arrampicata, il Principe. Non era particolarmente bello, forse per la barba un po’ trascurata; aveva la carnagione olivastra e due occhi scurissimi che promettevano passione e un barlume di follia. Fu un’uscita diversa rispetto a quelle a cui ero abituata. Il Principe mi venne a prendere a casa, mi regalò delle rose e mi portò a passeggiare sul lago. A fine serata ci baciammo; scoppiò un temporale, non riuscivamo a staccarci l’uno dall’altra. Pensai a una di quelle commedie romantiche che danno in tv e le guardi perché ti rincuorano ma sai che a te non capiterà mai nulla del genere – che a nessuna donna reale potrà mai capitare nulla del genere. Davvero stava capitando a me?

Seguirono altre uscite, altri fiori, altri baci; iniziammo a fare sesso ed era come fare l’amore senza essere innamorati, c’erano quella delicatezza e quel trasporto che ci si mettono a venti – venticinque anni, e che dopo si perdono crescendo. Inutile dire che Big4 era ormai archiviato (nonostante le notevoli prestazioni sessuali e i grandi occhi verdi) e che il Principe occupava sempre più i miei pensieri. Inutile dire anche che, due mesi dopo, il Principe scese da cavallo, si tolse il mantello e mi disse che cercava la donna della sua vita e che era certo di non potersi innamorare di me; che il trasporto e l’entusiasmo della nostra pur breve frequentazione erano andati scemando; che se avesse continuato a vedermi si sarebbe affezionato a me e allora sarebbe stato davvero difficile lasciarmi e lui non voleva sprecare mesi o anni con qualcuno a cui avrebbe potuto voler bene ma di cui sapeva non avrebbe potuto innamorarsi. Protestai un po’. Nonostante facesse di tutto per tenermi a distanza, gli rubai un bacio d’addio appassionato. Quel bacio, seppur rubato, ma a cui il Principe si arrese con tanta passione mi fece intravedere uno spiraglio su cui si poteva lavorare. Mi ripromisi di riconquistarlo in qualche modo. D’altronde, cos’avevo da perdere?

Il ritorno di Gabriele in tal senso aveva avuto un tempismo perfetto. Era l’anestetico che mi serviva. Arrivava al giovedì e ripartiva il sabato. Ad ogni addio, restavamo a lungo a guardarci – non so che volesse dire – per me era come dire “voglio che torni ancora, che mi aiuti a dimenticare”, chissà cosa passava per la sua di testa. Era diventato una mia copia carbone – il blackberry sempre in mano; finivamo di scopare e controllava le mail senza neanche togliersi il preservativo; parlavamo di lavoro e delle nostre fantasie -saremmo stati perfetti insieme, se una relazione come la nostra fosse stata socialmente accettabile (ovviamente la differenza d’età non la poteva rendere tale). Inoltre, prima o poi la sua fusione sarebbe stata perfezionata e chissà quando avremmo avuto altre occasioni. La buona notizia era che il mio piccolino era stato sostituito da un manager in carriera quasi più tosto di me – o forse più di me – che mi scopava con una lascivia nuova ed insospettabile e che il venerdì mattina prendeva con me il tram per il centro, concentrato sul suo blackberry ed alzando ogni tanto lo sguardo per guardarmi in silenzio. Avevamo ben tre giorni di diversivo, non che li passassimo sempre insieme ma avevamo individuato i nostri piccoli e piacevoli rituali che ci davano in qualche modo gioia: la cena del giovedì e poi la notte da passare insieme e il risveglio da coppia normale con tanto di tragitto fino al lavoro, una scopata veloce al venerdì sera prima di tornare alle nostre vite socialmente accettabili ed il brunch del sabato mattina.

Poi, dalla domenica al mercoledì, tornavo ogni sera a casa svuotata e piangevo pensando al mio Principe che non mi voleva più.

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