Dilemma

Posted on settembre 19, 2016 5:45 pm

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Il dilemma restava. Il nostro amore era stato così carico di passione e gioia e risate e qualcosa di simile non si sarebbe ripetuta mai più – non per noi due, certo. Non sarebbe perciò stato più saggio dire: – Culliamoci nel ricordo di ciò che è stato? O meglio, in effetti, qualcosa del genere dovevo senz’altro averlo detto. Ma stavamo bevendo un aperitivo analcolico. Poi il nostro incontro si era trasformato in una cena e dalla seconda bottiglia di vino in poi, signor Giudice, non rispondevo più di me. Ricordo nitidamente di avergli sussurrato – la voce impercettibilmente biascicante: – Ho avuto soltanto due grandi amori nella mia vita e tu sei stato l’ultimo. Lui ha risposto: – Anch’io ero innamoratissimo di te.

Poi sono andata in bagno con un una scusa e ho lasciato diversi messaggi vocali whatsapp a persone diverse che con me potevano entrarci tutto o niente… brevi messaggi deliranti in cui dicevo sostanzialmente gli ho appena confessato che è stato l’amore della mia vita, per favore qualcuno mi fermi dall’irreparabile, finché è possibile. Ebbene, le reazioni di quegli stronzetti, ovviamente da me lette solo ore dopo (quando ormai il giovane principe, entrato nel mio appartamento e nel mio letto chissà come, mi aveva già leccata e penetrata più e più volte, con una perizia di gesti che non rammentavo nel nostro seppur breve passato) erano state: faccina ghignante (amica quarantenne), buttati (amico quarantenne), sto piangendo da un’ora (friendzoned), sei una stronza (uno qualsiasi)

Ricordo vagamente che barcollavo per il troppo vino e mentre camminavamo lui mi teneva stretta per la vita. Mi ha portata in un locale. Abbiamo bevuto ancora. Girava tutto. Davvero. Ricordo che mi ha baciata e poi c’è stato un black out. Eravamo nel mio letto e mi scopava con la dolcezza e l’intensità di cinque anni prima  – o forse era solo l’alcol che dilatava ogni emozione e percezione fino ad adattarla alle esigenze del mio cuore ferito.

Chissà perché, quando finito il sesso lui dormiva placidamente, io ho deciso di trasferirmi sul divano. Forse mi è sembrato troppo svegliarmi accanto a lui, illudermi di nuovo, pensare che tutto cambia e niente cambia, forse avevo davvero bevuto troppo, forse avevamo recitato una farsa per crogiolarci nella bellezza di ciò che era stato il nostro sentimento e che ora non c’era più. O più semplicemente, l’ultima volta ci avevo messo due anni a riprendermi dalla sua partenza e non avevo più le forze né il coraggio di ritrovarmi in quella situazione.

E’ stato strano quando la mattina ci siamo svegliati e preparati per il lavoro. La doccia, il caffé, gli abiti eleganti. Siamo usciti in strada e ci ho sbirciati in una vetrina, eravamo così belli. Lui con il suo completo blu ed io con il mio tubino dello stesso colore. Abbiamo preso il tram per il centro, seduti l’uno accanto all’altra, non dicendo nulla, concentrati sui nostri blackberry ed alzando ogni tanto lo sguardo per guardarci negli occhi e poi baciarci.

Lui è sceso alla fermata prima della mia. Non ho voluto guardarlo andar via.

Sarebbe estremamente romantico dirvi che sia finita così. Che è stato il nostro addio. No, la sera stessa eravamo ancora insieme. Il giorno dopo sarebbe partito e tra una settimana ritornato.

Mi sono ripromessa che non ci sarà più un dopo né un ancora ma si sa che perseverare nell’errore è il mio maggior talento.

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Posted in: Gabriele