Lust

Posted on luglio 28, 2016 4:37 pm

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– Perché hai frugato nella mia giacca?

– Per sapere qualcosa di te.

– Se vuoi sapere qualcosa di più fruga dentro il mio slip.

***

Osservo AM mentre è in piedi davanti al letto e si riveste; di certo, il mio sguardo gli apparirà sognante – ma lui è abituato  ad essere guardato così. Penso a Pascal ed al suo volto vissuto e bruno, la barba lunga, il bel corpo muscoloso ricoperto di tatuaggi; AM al contrario mostra un viso fresco e lo sguardo è azzurro ed incolpevole (come se tutto ciò che mi ha fatto o detto la scorsa notte non gli appartenesse), ha la pelle chiara e nessun tratto di inchiostro a violare il suo bel corpo muscoloso. Entrambi incarnano una lussuria sfrenata, fatta di saliva e gemiti ed istanti di smarrimento.

Penso alla notte appena trascorsa, alla trasformazione di AM da visione eterea ad essere lascivo.

Ti preparo un caffè, gli dico. Mi alzo rapida, senza dargli il tempo di rifiutare. Mentre la macchinetta è sul fuoco, lui si aggira per il soggiorno, indugia con lo sguardo sui dorsi dei libri e sulle suppellettili incoerenti, ricordo dei miei viaggi. Io sono in imbarazzo, vorrei dire qualcosa… ma cosa? Ad un tratto il suo sguardo inizia a soppesare me. Si avvicina e mi solleva fino a farmi sedere sul tavolo della cucina. Mi sfila gli slip, mi apre le gambe ed inizia ad accarezzarmi – io sono già bagnata e lui sorride – mi afferra per le natiche e mi spinge il bacino in avanti, si sbottona i jeans e mi entra dentro – il caffè inizia a sfrigolare sul fornello. Dopo qualche minuto mi rimette giù e mi gira di spalle; io resto china sul tavolo e lui con una mano riprende ad accarezzarmi in mezzo alle gambe; le sue dita bagnate risalgono di poco – per prepararmi a qualcosa di diverso rispetto al repertorio esibito durante la notte appena trascorsa – ed indugiano, lasciando poi il posto a qualcos’altro che lentamente mi si insinua dentro. Provo dolore ma non protesto, l’eccitazione dell’essere dominata mi inebria il pensiero – l’odore di bruciato del caffè ha ormai invaso la stanza.

Tutto si evolve e si esaurisce in silenzio, a parte i nostri respiri profondi.

AM non  chiede se mi sia piaciuto: forse non gli interessa saperlo o magari lo sa già. No, non vuole un caffè e io vado a chiudere il gas. Poco dopo, mi lascia il suo numero e mi saluta, sorridendo angelico.

Rimasta sola, mi lascio cadere a peso morto sul letto; non penso a niente, presto cado nell’incoscienza del sonno. 

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