Punto e a capo

Posted on luglio 26, 2016 6:00 pm

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E quindi terminato il mio esilio dorato, segnato dai ricordi di ciò che non avrei più potuto avere – ah, quegli occhi ambrati, il solo pensiero mi pungeva il  cuore – e dal torpore tipico di una vita da adulti, avevo deciso di perdermi ancora.

Una volta tornata, avevo fame di passione ed anestetici e lusinghe.

Il primo che contattai  era un consulente di una Big 4, lo avevo conosciuto qualche anno addietro e ne preservavo un buon ricordo. Iniziammo a vederci. Aveva una bella barba e gli occhi verdi ed era solito scoparmi da dietro. Gli piaceva cenare insieme, con il distacco di due conoscenti, e intanto infarcire i nostri discorsi di allusioni. Finivamo poi la serata a casa mia. Si assicurava che venissi più di una volta. A volte restava  seduto sul letto, la mano tra le mie gambe a guardarmi dall’alto mentre mi arrendevo completamente, i miei occhi nei suoi, la mia pelle che si increspava leggermente, il mio corpo che si contraeva ed infine distendeva in un sollievo. Sembri un gatto, diceva alludendo ai miei mugolii sommessi ed intanto sorrideva. Finito il sesso, non si fermava mai a dormire. Mi do alla fuga, precisava con aria divertita. Una sera sottolineò che non stavamo insieme e che anche il termine frequentazione era da considerarsi improprio ma che mi avrebbe dato l’esclusiva e si aspettava altrettanto da me. Presi atto delle sue regole sperando che un giorno le cose sarebbero cambiate, sapendo che non sarebbero mai cambiate e che prevedibilmente avrei finito per innamorarmi di lui.

Qualche settimana dopo conobbi AM. Mentre i miei amici si sfidavano a gare di sommergibili nel piccolo pub che eravamo soliti frequentare, qualche tavolo più in là era seduta, insieme a un gruppetto di truzzetti di provincia, un’Autentica Meraviglia. La carnagione chiara e luminosa, le spalle larghe, il profilo armonioso. E quando si voltò, casualmente incrociai degli occhi così azzurri che non riuscii a distogliere lo sguardo. Certamente non dovevano essergli estranee le reazioni d’incanto da parte delle donne e mi sorrise con una naturalezza disarmante. Quando si alzò – rivelandosi ancora più desiderabile nella sua figura alta e slanciata, io feci lo stesso e ci incontrammo a metà strada continuando a sorriderci. Venti minuti dopo pomiciavamo come se non ci fosse un domani, appoggiati contro il muro di una stradina dietro al pub. Più tardi ancora, ci ritrovammo nel mio soggiorno; non provai sensi di colpa nei confronti di Big4, forse perché non mi sembrava che io e lui stessimo facendo dei passi avanti. Così mentre stavo seduta sulla faccia di AM e con gli occhi socchiusi attendevo fiduciosa il primo orgasmo di quella che sarebbe stata una lunga notte, pensavo solo a ciò che stava accadendo in quella stanza in quel momento. Finito il sesso, AM si addormentò pacificamente nel mio letto. Nessuna fuga per lui. Mai conosciuta una persona che fosse talmente a suo agio con se stessa.

Tanto per non farmi mancare nulla mi iscrissi ad un sito di incontri che si proclamava altamente affidabile e vantava una serie di successi, snocciolando un track record di felici coppie a lungo termine. Fu lì che una domenica pomeriggio mi contattò il Vecchietto, piccolo imprenditore di provincia in cerca di una compagna. Sto tutto il giorno in fabbrica, disse. Non ho molte opportunità di conoscere ragazze. Dichiarava 37 anni. La prima volta che parlammo al telefono ammise di averne 42. Al primo appuntamento mi confessò di averne 45. Così per stare tranquilla gli chiesi di mostrarmi la carta d’identità. Sì erano davvero 45. Un Vecchietto. Misi le mani avanti sottolineando che per me la differenza di età poteva essere un problema. Replicò che i suoi anni se li portava bene – era vero – e che in famiglia erano particolarmente longevi – nonno spentosi serenamente all’età di 106 anni. Poiché Big4 in quei giorni perseguitava a fare lo stronzo e Federico – ve ne parlo tra poco – sembrava essere sparito, accettai un secondo appuntamento. Alla fine dell’appuntamento, a quanto pare, eravamo diventati una potenziale coppia e mi invitò a passare insieme a lui una settimana al mare. Fu una settimana trascorsa tra romantiche effusioni e sesso più che discreto. Fu divertente giocare ai fidanzatini, non lo avevo più fatto da quando il mio piccolino se ne era andato. Rientrai a Milano giusto il tempo di cambiare la valigia e ripartii,  stavolta diretta verso un altro continente. Tra le altre cose, speravo di riuscire ad allentare il rapporto con il Vecchietto, dimenticare Big4 ed evitare di telefonare ad AM.

Sullo stesso sito su cui avevo conosciuto il Vecchietto ero stata contattata da Federico. Mio coetaneo, apparentemente attraente dalla foto profilo, nerd al punto giusto e molto sicuro di sé e dei propri desideri – sicuro in una maniera quasi fastidiosa. Era nella rarissima fase pronto a fare famiglia. Gli proposi di incontrarci, mi disse di no – che il suo tempo era prezioso e che prima di vederci doveva essere sicuro che potessi essere la donna adatta a lui. Come fare per convincerlo ad incontrarmi? Nel modo che sapevo essere più efficace: buttare l’esca e poi una volta che lui avesse abboccato, lanciarsi in uno spregiudicato sexting. A fine serata mi aveva mandato una testimonianza fotografica di un pene di dimensioni interessanti e tre giorni dopo era talmente obnubilato dalla prospettiva di scopare che mi disse che voleva incontrarmi. Sì, alla fine ci incontrammo. No, non accadde nulla. Tanto rumore per scoprire che non era affatto il mio tipo. Prendemmo un caffé, constatai che era piuttosto bruttino e trovai una scusa per svignarmela. Peccato.

Mi attendevano le tanto desiderate ferie e per un po’ di tempo mi sarei persa nel mondo, senza pensare a nessun altro all’infuori di me stessa.

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