Un raggiro

Posted on febbraio 6, 2012 3:20 pm

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Mi sento raggirata dallo scorrere del tempo. Ho trent’anni e mi sembra che me ne abbiamo appioppati almeno quattro o cinque oltre il dovuto. Anni in eccesso che non mi appartengono e che non ho avuto modo di vivere.

Se il tempo fosse un’entità corretta, farebbe come l’agenzia delle entrate quando ti manda la comunicazione delle imposte a credito. Ad esempio: Per il 2007, ti abbiamo fatto addebitato quattro mesi in più. Per il 2008, dieci mesi. In totale, ti dobbiamo restituire un anno e due mesi. Ufficialmente, torni indietro all’età di ventinove anni.

Insomma, per una mera questione di correttezza, il tempo dovrebbe comportarsi così.

A un certo punto della propria vita – alla mia età, auspicabilmente – si dovrebbe giungere ad una meta precisa. E invece, io, a trent’anni suonati, ho ancora il senso di incompletezza e smarrimento a divorarmi. Mi sento inadeguata: nei rapporti umani, nell’approccio ai problemi, nell’inanellarsi dei giorni. Non so che farne della mia vita. Non è normale: a trent’anni, si dovrebbe essere in grado di tracciare una croce alla voce Sicurezze. Tuttavia, mi accorgo di non sapere dove sto andando né dove voglio andare, né dove sarebbe opportuno che andassi.

La mia unica certezza, il mio unico desiderio, è che mi vengano abbuonati questi cinque anni in eccesso: per riacciuffare le occasioni perdute; per riparare agli sbagli fatti, forte di un’esperienza che allora non possedevo.

Ma il tempo è baro, ed in questo ha più talento di me.

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