Una città d’estate, una mansarda e far finta che alla fine non me ne andrò

Posted on dicembre 19, 2011 1:28 pm

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L’ultima volta che ci siamo trovati faccia a faccia, era piena estate, una città estranea e straniera a incorniciare un inedito frammento di noi.

Quando gli altri mi chiedono perché ho preso quell’aereo, perché ho voluto infliggere un accanimento terapeutico a un amore morente, io, allora, gli descrivo il tuo sorriso. Torno indietro coi ricordi, a una sera di fine giugno, la tua camera colma di scatoloni, io e te seduti sul letto, l’uno di fronte all’altra, le gambe incrociate. Io dico: Ho comprato un biglietto aereo. Tra un mese sarò lì. E tu, in quel momento, hai smesso di guardarmi e hai sorriso. E un sorriso così non l’avevo mai visto e sarà una delle cose di te che non potrò scordare. Un giorno mi chiederanno: Che fine ha fatto Gabriele? E  la prima cosa a cui penserò sarà il tuo sorriso in quella sera di giugno, a quella piega delle labbra che esibiva gioia e amore.

Ecco, quando mi dicono che non avrei dovuto prendere quell’inutile aereo, io mi giustifico con il tuo sorriso di allora.

La notte in cui quell’aereo mi ha portata da te, mi aspettavi all’uscita della metropolitana e t’ho abbracciato senza guardarti, perché temevo che niente fosse più uguale a prima e io non sono capace di metabolizzare i cambiamenti. Abbiamo camminato per le strade buie e deserte del quartiere. Mi hai preso la mano all’improvviso. Nello stesso istante, senza guardarti, senza dire una parola, io mi sono sentita a casa.

Sono riuscita a guardarti in faccia solo dopo che siamo entrati nel tuo sgangherato appartamento, una mansarda arroventata di giorno e gelida di sera. Fa schifo, lo so, ma è temporaneo, ti sei giustificato. E’ stato allora che ti ho guardato negli occhi e ne ho riconosciuto i bagliori dorati e tutto mi sembrato uguale a prima che te ne andassi. E quello che è successo dopo, quella notte, è solo nostro.

Sono stati tre giorni crudelmente belli. E l’intensità di ogni istante, gli sguardi, le carezze, il sesso, i discorsi nostalgici e carichi di incertezze, le risate e i progetti dichiarati per il futuro – un futuro in cui a parole io e te non eravamo ricompresi nella stessa frase: ciascuna di queste cose è stata perfetta. Perfezione dovuta al fatto che io e te non avremmo mai potuto stare insieme. Semplicemente, un giorno a me sarebbe rimasto soltanto il tuo sorriso.

Ora, la rabbia mi mangia viva, lo sai. Non puoi ferirmi più di quanto tu non abbia già fatto. Riesco solo a mettere insieme insulse frasi da soap opera. E sono diventata quella che non avrei voluto mai.

Non  posso perdonarti per avermi mostrato quanto tu fossi fragile e la facilità con cui le persone possano essere messe da parte soltanto volendolo.

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Posted in: Gabriele