Tempo di vacanze

Posted on luglio 20, 2011 5:32 am

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Si programmavano le vacanze estive. Per allora sarò vedova, dicevo io con aria spavalda. E le altre ridacchiavano. E anch’io, ma poi dentro mi sentivo morire.

Mezzo Neurone aveva colto il moroso in flagranza di reato. Sì, proprio quello di cui lei diceva è basso, grasso, pelato e vecchio ma io lo amo. Aveva scoperto, su un noto sito d’incontri, il suo profilo corredato di foto e aveva deciso di far finta di nulla e aspettare. Poi, una sera, lo aveva chiamato e lui le aveva risposto frettolosamente: Sto leggendo. Ti richiamo più tardi. Ora, anche un’ingenua come Mezzo Neurone sa che Sto leggendo è la scusa meno plausibile che si possa trovare. Specie se contestualizzata nella nazione italiana, popolata da scarsi lettori, e soprattutto se riferita al moroso di Mezzo Neurone. Poteva reggere un Sto entrando nella doccia o Sono appena uscito dalla doccia o Mi sto radendo o persino Sto giocando a Call of Duty. E subito dopo aggiungere Ti chiamo più tardi. Ma non Sto leggendo. E così, alle undici di sera, Mezzo Neurone si è vestita, si è truccata (quando si fanno le scenate, bisognerebbe sempre apparire bellissime),  ha afferrato la sua inseparabile speedy bag senza tracolla ed è uscita per dirigersi sotto casa del fidanzato. Ha diligentemente usato la propria copia di chiavi e aperto la porta. La lettura del suo ragazzo si è rivelata essere una quarantenne mai vista prima, che probabilmente lui aveva approcciato on line. Mezzo Neurone ha solo urlato Stronzo e ha richiuso la porta alle sue spalle con un colpo secco. La tragedia consumatasi quella sera non ha sorpreso nessuna delle amiche di lei. Quei due si lasciavano e si riprendevano una settimana sì e l’altra pure. Lui teneva il piede in più scarpe e al contempo buttava qua e là frasi strategiche per tenerla legata a sé: Sei la donna della mia vita, Vorrei che facessimo un figlio, Non riesco a stare senza di te. Cose così. Noi donne siamo sciocche, bastano due luoghi comuni e andiamo in sollucchero. A me, neanche quelle. Mi basta guardare gli occhi di Gabriele, le sue iridi dorate, e mi perdo in una sensazione d’irrisolto, atemporale, aspaziale: è come se mi sgocciolasse via il cuore.

Anche LFB n. 2 non se la passava poi tanto bene. Da quando la conosco, la sua massima aspirazione è sempre stata quella di sposarsi e poi figliare. LFB n.2 è nota per la solfa Non avresti qualcuno da presentarmi? E io e il nostro amico Andre ci eravamo sforzati per trovare una soluzione. Lui le aveva presentato i suoi amici scapoli. Io me l’ero portata in discoteca – meglio di niente. Tuttavia, i nostri tentativi di farle conoscere qualcuno non erano mai andati a buon fine. Lei assumeva sempre quell’espressione del tipo Ho appena pestato una merda e questo ovviamente fungeva da deterrente per chiunque. A peggiorare la situazione, il suo ex ragazzo dei tempi del liceo, l’unico uomo che fino a quel momento avesse mai corrisposto ai suoi standard patrimoniali e di prestanza fisica, si era recentemente sposato con una giovane musicista, bellissima e talentuosa. LFB n. 2, pur convinta di esser riuscita a non darlo a vedere, aveva palesemente accusato il colpo e, occasionalmente, buttava qua e là un po’ di fango sulla nuova coppa di sposi. Ma, per come andavano le cose tra loro, quei due non si sarebbero lasciati. Non prima della menopausa di LFB n. 2, comunque.

Poi, si era arrivati ai primi di giugno ed LFB n. 2 aveva elaborato un piano per le vacanze. Il suo progetto era abbastanza banale: località di villeggiatura ad elevato tasso di rimorchio, con frequentazioni altamente patrimonializzate. Secondo lei, tale località avrebbe inoltre permesso ad ognuna di raggiungere il proprio scopo: per lei, trovare un fidanzato; per Mezzo Neurone, flirtare con qualche manzo poco impegnativo; per me, non lo sapevamo ancora ma era più divertente partire in tre che in due. Forse, mi sarebbe bastato soltanto godermi lo spettacolo di quello zoo in cui saremmo andate a finire.

A rifletterci, mi colpiva il fatto che tre ragazze come noi – una perbenista tendente al bigottismo, una libertina e una depressa con tendenze autodistruttive (tralascerei l’assegnazione dei ruoli) – si ritrovassero ad essere amiche e a voler intraprendere un viaggio insieme. Forse sto abusando della parola viaggio? Ma no. Ogni situazione dinamica che porta a un cambiamento è un viaggio. Sarebbe stato il nostro viaggio e ciò che avremmo potuto ottenere non era prevedibile. O forse sì. Cercare un fidanzato in un contesto di quel genere? Sciocco e pressoché impossibile. Fare del buon sesso? Sì, il sesso non sarebbe stato un problema. Riuscire a dimenticare gli occhi dorati di un giovanotto che di lì a breve sarebbe partito per non tornare più? Magari.

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