Smalto

Posted on aprile 6, 2011 11:08 am

2


Secondo me, ha conosciuto un’altra, dice Teresa.

Io mi sto mettendo lo smalto alle unghie dei piedi e ho appena sbavato lo strato sul pollicione destro. Mi volto a cercare l’acetone. Cazzo. E’ in bagno.

Acetone? chiede Teresa.

Annuisco. E’ in bagno sul secondo ripiano del mobiletto.

Teresa si alza e, poco dopo, torna con in mano il flacone gran risparmio e del cotone.

Riepiloghiamo, dico io. Tu sostieni che lui non si sia presentato all’appuntamento perché nel frattempo ha conosciuto un’altra e ora le stronzate sulla metà della mela le sta propinando a lei. Corretto? Mi concentro sul ditone, stavolta non posso sbavarlo.

Qualcosa del genere. Anche se sarebbe bello sbagliarsi.

Ammiro il risultato mediocre ma accettabile e passo alle altre dita. Lo sai. La situazione peggiore è sempre quella più probabile. Ma, in ogni caso, dovresti parlargli prima di condannarlo.

Non ci penso nemmeno. Come si fa a chiedere a un uomo perché non ti ha voluto?

Mi viene in mente L. Che è tornato, tralaltro. Non da me, certo. Ma è tornato e adesso respira la mia stessa aria inquinata e asmatica. A L non ho mai chiesto perché non mi ha voluta. Certe cose non si chiedono, le si sanno e basta. Io non sono stata voluta perché non sono stata giudicata abbastanza. E Teresa, lei perché non è stata voluta? Dovrebbe saperlo. Magari, ha soltanto paura a chiederselo. Mia cara, te ne devi fare una ragione, allora.

Io non sono come te. Alle persone mi affeziono, non riesco ad andare oltre. Sai, mi avevano messo in guardia. Mi avevano detto che era capace di grandi passioni e di clamorosi ripensamenti. Ma ho pensato che con me le cose sarebbero state diverse.

Ho presente. Sì. Solo che le persone non sono mai diverse, non con te, almeno. Sono seriali nella crudeltà e nell’egoismo. Finché non incontrano una che non sei tu. E allora, per un po’ cambiano. Ma non hai mai la fortuna di essere tu il fattore catalizzante.

Oggi sei più deprimente del solito, Julie, dice Teresa con tono serio.

Mi sembra un’opinione diffusa. L’altra sera, Gabriele mi spiegava perché io fossi preferibile alle sue coetanee. E non so come sia venuto fuori il discorso – ma di certo deve avermi dato qualche spunto in merito – e io ho iniziato a tirare fuori la mia teoria della disillusione e del fatto che a trent’anni si perdono gli entusiasmi e non si crede più in niente. Ecco, lui in quel momento ha detto “Li conosco bene questi incipit e so come vanno a finire”. Si è alzato di scatto, si è rivestito e poi se n’è andato. Non ho più avuto sue notizie. Non è detto che ne avrò in futuro.

Cazzo, dice Teresa.

Sì, cazzo, dico io. Per un attimo, stavo per diventare come te.

Come me?

Nel senso che iniziavo a fidarmi. E invece, non appena gli ho rivelato un pezzetto del mio lato oscuro, lui ha reagito così. E’ stato un evento provvidenziale, mi ha ricordato che non ho vie d’uscita e che gli altri vedono di me solo quel che vogliono vedere. Difficilmente esisterà qualcuno capace di accettarmi per come sono.

Io ti accetto. Se questo ti può consolare, mormora Teresa.

Tu non sei un uomo. Perciò, il tuo accettarmi non vale.

Annunci
Posted in: Other stories