I diversivi mutanti e gli inutili anni di vantaggio

Posted on aprile 5, 2011 5:29 pm

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Odio i diversivi che si trasformano in storie d’amore. Ti colgono impreparato ed è come venire colpiti da un pugno in pieno viso senza aver visto il colpo arrivare. Ti ritrovi a terra in un attimo, con il naso che piscia sangue e ti chiedi che cazzo è successo.

La sera in cui ci siamo conosciuti, mi ero arresa ai suoi baci e alle sue dita – ma partivo già annientata – e poco dopo non vedevo l’ora che se ne andasse. In quel momento, lui era stato per me ciò che avrebbe potuto essere l’ennesima pillola per un aspirante suicida. Volevo che sedasse la mia disperazione, nient’altro. Credevo che il giorno dopo avrei scordato i suoi contorni e i suoi ricci scomposti e il suo modo di guardarmi. Sarebbe stato soltanto l’ennesima tacca sulla cintura. Come Pascal e gli altri: belli, dotati di spirito brillante e vittime dell’aridità del proprio animo (o piuttosto del mio). Corpi sudati e ansimanti e visi che ho scordato e l’imbarazzo negli attimi seguenti, istanti in cui avrei voluto scappare via e contavo i secondi di circostanza per non sembrare scortese lasciandoli lì con il loro cazzo sfinito, affogati in una gratitudine distorta dal piacere. Con Gabriele, mi ero fermata molto prima ma non credevo che m’avrebbe cercata il giorno dopo. E, quando ci siamo rivisti, non avevo previsto che far l’amore con lui avrebbe portato delle conseguenze né che poi sarebbe tornato; né credevo che gli avrei permesso di tornare.

Mi sono resa conto che la nostra situazione stava prendendo una piega diversa la notte in cui mi aveva chiesto di poter restare a dormire e poi mi aveva m’ha tenuto stretta fino al mattino. Mi aveva svegliato con un bacio. Con la voce roca e assonnata, mi ha detto che voleva soltanto me e che, anche se non poteva pretenderlo, gli avrebbe fatto piacere se anch’io non avessi frequentato altre persone. Ecco, quando parlavo del pugno in piena faccia, mi riferivo a questo. Sono cose che alla mia età ti lasciano secco. Perché non te le aspetti, tantomeno da un ragazzino di vent’anni. Perché sai che alla tua età puoi avere o passione o amore e non entrambe le cose. Perché lui tra pochi mesi sarebbe partito e quella proposta era un suicidio bello e buono.

Quando ci siamo conosciuti, avrei dovuto dirtelo di lasciarmi stare e che ero troppo vecchia per te, gli ho risposto. Ma Gabriele ha ribattuto: Ti sbagli, me l’hai detto, invece. Soltanto, io ci ho provato lo stesso.

Tento un’altra strada: E, di certo, non credevo che questa situazione tra noi sarebbe andata avanti.

E lui se n’era uscito con un ragionamento inaudito: Sono tornato perché sei stata carina con me e mi hai preparato una bella cena. E alla fine della serata mi sono reso conto che avevi le tre qualità fondamentali che ogni donna dovrebbe avere: sei brillante nella conversazione, sei una buona cuoca e sei brava a letto. Non potevo non tornare.

Questo era stato il secondo pugno in pieno viso. M’aveva preso completamente alla sprovvista. Non avevo fatto nulla di speciale. Non ero nulla di speciale. Non volevo essere speciale. Non per lui. O forse sì. Per sicurezza, avevo ripescato il mio mantra e me lo ero ripetuta nella mente quattro o cinque volte, tanto per essere sicura. Stavolta, non cascarci. E, finito il mantra, non avevo nulla da dire e perciò l’avevo baciato e avevamo rifatto l’amore. E non avrei davvero potuto fare nulla di peggio. E’ stato come dire sì, anche senza averlo detto. Nei fatti, ci ero cascata. Eccome. Con tutte le scarpe.

Il sesso che si trasforma in amore è qualcosa che detesto. Perché le storie d’amore che nascono così sono travolgenti. E violente nelle sensazioni e nei sentimenti. Ti mangiano il cervello. Ti fanno assuefare a qualcuno che razionalmente non avresti mai scelto: troppo giovane, troppo entusiasta, troppo incosciente. Ti fanno tornare ogni volta e ogni volta non vorresti andartene mai.

Gabriele, l’altro giorno, si è avvicinato al calendario e ha segnato con una X i giorni in cui non ci saremmo visti. E messo una J su quelli in cui ci saremmo visti, quasi volesse fermare nero su bianco il mio impegno a tornare da lui. Mercoledì hai il corso di scrittura, giovedì è il giorno prima del mio esame, lunedì è già domani… direi che martedì sarai tutta per me. Mi ha fatto sorridere questa sua idea di segnare sul calendario i giorni con me e i giorni senza di me. Altre volte, è come se volesse dirmi che mi vuol bene ma temesse di usare le parole precise. E allora ci gira intorno. Ma io ho sette anni di vantaggio e lo so bene dove portano le sue perifrasi. E, a letto, mi spia con gli occhi socchiusi, sperando che non me ne accorga. E mi stringe forte. Vienimi a trovare quando sarò a Londra, mi ha sussurrato. Verrò di certo, ho detto io ed era una bugia lampante ma Gabriele non poteva accorgersene. D’altronde, sono io quella con i sette anni di vantaggio.

No, ancora non ne sono innamorata. Sono lusingata. Sono interessata alla novità. Sono soggiogata dalla passione. Ma non sono innamorata. O almeno, non ancora. E poi, a luglio, andrà via.

E lo so bene che ce n’è di tempo, fino a luglio, per innamorarsi. Spero solo di salvarmi.

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Posted in: Gabriele