Amici miei

Posted on marzo 23, 2011 4:20 am

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OK, lui è il mio amico Gabriele, dico io.

Col senno di poi, ogni reazione era facilmente prevedibile.

Nico non si accorge dell’insolita situazione e inizia a fargli domande che non c’entrano nulla: tra massimo venti minuti lo inviterà a giocare a calcetto alla domenica. Michela mi guarda seria e con gli occhi leggermente sgranati. Andre ridacchia. Teresa tossisce: pare che le sia andata di traverso la birra. LFB n. 2 e MezzoNeurone si scambiano occhiate eloquenti.

Gabriele, per contro, è fresco come una rosa.

Michela e Teresa dicono: Andiamo a lavarci le mani. E intendono io e loro. Adesso.

Interno bagno. E’ carino, no? cinguetto io.

Per essere carino, è carino. Ma non credevo che ti mettessi a far la posta all’ingresso delle scuole medie, dice Teresa e ha l’aria divertita.

Ha ventidue anni, non è poi così giovane, affermo orgogliosa.

Michela cerca di farmi ragionare: Mettiamola così, allora. Quando tu eri un’adolescente, lui era un bambino con un grembiule blu e il fiocco colorato. Quando tu eri una bambina con un grembiule blu e il fiocco colorato, lui era ancora un embrione.

A me farebbe un po’ impressione, dopo queste considerazioni, interviene Teresa.

Ma no, a me no, dico io. E poi, non lo trovate davvero adorabile?

Michela alza gli occhi al cielo e si vota ai santi. Teresa ride e dice: Bé, in fondo, è a te che non deve fare impressione.

La sessione si è conclusa. Usciamo dal bagno. O meglio loro ne escono. Io riesco appena a varcare la soglia di un passo che mi trovo davanti Antonio. Ehi, non pensavo venissi stasera, gli dico sorridente. Ma lui senza dire una parola mi prende per un braccio e mi ricaccia dentro con sé. Ma è il bagno delle donne, protesto io. Chiaramente, Antonio se ne frega. Ma dico… ma sei impazzita? Cioè, è uno scherzo vero? Volevi vedere come avremmo reagito? Ecco, abbiamo reagito male. E ora, per favore, dimmi che è uno scherzo.

Lo guardo impassibile. Antonio si arrabbia ancora di più. Ma no, cazzo, Julie. Che cazzo stai combinando?

Gli sorrido e tutto si blocca. E’ una sensazione che dura solo un istante e la proviamo soltanto noi due. Un istante che dice tutto, che ci ricorda dei nostri conti in sospeso – semmai riuscissimo a scordarcene. Cerco di essere felice. Prendo le cose come vengono. Volevo fare un respiro profondo come quando si va in montagna e l’aria è diversa. E lui mi ricorda com’ero, con gli entusiasmi e gli slanci e la sincerità disarmante. Stare con lui è come fare una pausa e ripulirsi l’anima.

No Julie, tu chiaramente non stai bene. E’ un ragazzino. Vuoi davvero innamorarti di un ragazzino?

Tanto tra un paio di mesi andrà via, lontano da questa cazzo di città. E’ strano, no? Se ne vanno via tutti, a un certo punto. Andrea. L. E ora lui. E da quanto lo conosco? Da meno di due mesi. Eppure, tra altri due mesi sarà a migliaia di kilometri da qui. E se tutti se ne vanno, non posso che godermi il lasso di tempo che mi viene concesso di volta in volta.

Lui protesta debolmente: Sì, però…

Tu hai fatto la tua scelta. Hai scelto la donna sbagliata o, paradossalmente, la donna giusta, se paragonata a me. Sei stato fortunato a non scegliere me. Sono diventata una sbandata. Ora sei infelice, sì, ma mediamente infelice; io ti avrei reso insostenibilmente infelice.

Antonio non dice nulla.  E lo so che sta pensando: O molto felice. Ma è inutile tirare in ballo ciò che non è mai stato. Le occasioni perdute muoiono nello stesso momento in cui le si lascia passare.

Torniamo al tavolo. L’atmosfera è più rilassata di qualche minuto fa. Mi siedo vicino a Gabriele e quando poi, a un certo punto, mi stringe la mano sotto il tavolo, quella stretta mi avvolge di una felicità tanto precaria quanto inevitabile.

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Posted in: Gabriele