Le regole dell’attrazione

Posted on marzo 18, 2011 3:59 pm

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Insomma, lui era carino e gentile e brillante. A parte qualche pessima battuta, dovuta all’inesperienza. Ma la sua giovane età attirava  a sé  la mia indulgenza. Era spontaneo e ingenuo e io non riuscivo a non trovarlo adorabile. Tra noi, c’erano state frequenti schermaglie e casti baci sotto la pioggia, con le mani che non andavano da nessuna parte. Io mi sforzavo di comportarmi bene. Volevo piacergli, nonostante la nostra scadenza si avvicinasse sempre più, inesorabile. Volevo che mi considerasse stupenda e che, quando poi sarebbe andato via, gli restasse un bel ricordo di me. Non c’era un motivo preciso, a parte la mia vanità o la mia disperazione.

Poi, un sabato, mi trovavo per l’ennesima volta nell’ennesimo locale alla moda, in una di quelle serate tra donne, piene di cliché e noia. Un fiscalista divorziato sui quarantacinque, vestito come Tony Musante nei film di Enrico Maria Salerno, si era avvicinato e aveva preso a straparlare, molesto. L’ho bloccato in maniera tanto tempestiva quanto perfida: Non ho niente contro gli anziani ma per favore gira al largo. Poi, erano arrivati due tipi, uno dei quali con la mano sinistra in tasca (evidentemente non riusciva più a sfilarsi la fede), e m’hanno chiesto il numero e io gli ho dato quello di un mio ex collega (che anni addietro aveva tentato di soffiarmi il posto da capo-analista), spacciandolo per il mio (ma tale numero girava già da qualche tempo per chat-room erotiche e porte di bagni d’autogrill e probabilmente era già stato disattivato, chissà).

Dunque, la situazione era questa. Tizi improponibili alla canna del gas e ritrite battutine a doppio senso. Io ero già al quarto Manhattan. Ero sbronza, nauseata e demoralizzata. E, perciò, mentre le mie amiche ocheggiavano con quegli sfigati (canna del gas al quadrato), ho intrapreso uno scambio di sms con Gabriele. Volevo testare le sue intenzioni e, se possibile, giocare un po’.

Julie: Serata spumeggiante. Sto per tagliarmi le vene. E’ stato bello conoscerti.

Gabriele: Io sto trascorrendo una serata tranquilla, un po’ meno il mio fegato. Se proprio sei convinta e decidi di farla finita, poi passo a constatare il decesso.

Julie: OK, mi piacciono le constatazioni di decesso.

Gabriele: Faccio anche visite a domicilio. Esami molto approfonditi.

Una volta afferrato che non vedevo l’ora di farmi esaminare scrupolosamente, lui non vedeva l’ora di accontentarmi.

Gabriele: Ti posso raggiungere tra un’ora.

Julie: Organizziamoci con più calma, ho frenato per lasciarlo un po’ sulle spine. (O, piuttosto, perché avevo bevuto talmente tanto da aver la nausea).

La mattina dopo, alle dieci – potere del sesso – mi aveva già scritto: Sono libero stasera, se vuoi.

Una volta assodato che anch’io ero libera, si è autoinvitato a cena da me. E’ stata una cena piacevole, in cui abbiamo chiacchierato come due buoni amici, non accennando mai a cosa sarebbe accaduto dopo. Poi, ci siamo seduti sul divano rosso e abbiamo continuato a parlare. Ci ha messo una mezzoretta per decidersi a baciarmi. Poi, cinque minuti buoni per mettermi le mani sulle tette. E altri dieci minuti per iniziare la manovra di apertura dei jeans.

Andiamo di là? ho chiesto. O, forse, mi era uscita più come un’affermazione.

L’inizio è sempre il più difficile. Lui sembrava intimorito o insicuro o entrambe le cose. Ora, a tal proposito, è giusto far presente alcuni accorgimenti. Regola n. 1: far finta di nulla e non mettere pressione. Regola n. 2: non fare domande cretine. Regola n. 3: cercare di assecondare l’altro. Gli studenti di finanza sono fatti così: vogliono avere il controllo. Una volta che l’ho lasciato guidare, tutto è filato via liscio.

Mi ha dedicato infinite carezze e una moltitudine di baci appassionati. Mi perdevo nel suo buon odore e sulla sua pelle delicata. Mi piaceva passare le dita tra i suoi capelli folti e disordinati e sorprenderlo smarrito mentre teneva gli occhi chiusi. Mi ricordava Andrea, se non nell’aspetto, nel modo di far l’amore. Credo di non essermela goduta fino in fondo proprio per questo, perché mi sono resa conto che quelle emozioni di tanti anni fa non sarebbero tornate mai più. Perché non ci sarebbe più stato nessun uomo della mia età che mi avrebbe trattata così, con tanta tenerezza e delicatezza. Certi slanci sono tipici della scoperta, dell’entusiasmo, dell’abbandono incondizionato. Ormai, né io né i miei coetanei avevamo altro da scoprire, niente che ci avrebbe entusiasmato, assolutamente nulla a cui abbandonarci fiduciosi. Erano gli stessi gesti e gli stessi slanci della mia storia d’amore a vent’anni e se, di certo, la passione e il coinvolgimento non potevano essere paragonabili, ci andavano molto vicino.

Dopo, abbiamo chiacchierato ancora un po’ e lui continuava ad accarezzarmi. E io pensavo all’ultima volta che mi ero sentita così – così come? – e che da allora erano passati almeno cinque anni. Infine, è andato via. E io mi sono detta: Stavolta, cerca di non cascarci. Lui ha tutta la vita davanti e tu no. Lui andrà via di qui e tu sarai solo un ricordo; sarai solo una persona molto singolare tra le centinaia che ha conosciuto in questa città. Nient’altro. Lo sai.

Regola n. 4: Stavolta, cerca di non cascarci.

Me lo sono ripetuta per un infinito numero di volte, finché non mi sono addormentata.

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Posted in: Gabriele