Dizionario delle notti smarrite (dalla M alla Q)

Posted on marzo 8, 2011 4:58 pm

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metodico
[me-tò-di-co]
(pl. m. -ci; f. -ca, pl. -che)

A agg.
1 Eseguito, concepito secondo un metodo determinato, preordinato: classificazione metodica; insegnamento m.
2 Che avviene in modo costante, uniforme, regolare: studio, lavoro m.; condurre una vita metodica
3 Di persona, che agisce secondo abitudini ordinate e costanti
B s.m. (f. -ca)
1 Persona metodica: è un m.
2 MED Seguace del metodismo medico

Dovremo essere metodici per sopravvivere all’età adulta. Avremo giorni sempre uguali. Lo scorrere del nostro tempo si atterrà a uno schema immutabile. Dentro di noi – azione dopo azione, spunta dopo spunta – sentiremo tutte le luci spegnersi – come se una mano metodica schiacciasse lentamente tutti gli interruttori – e faremo respiri più corti e più profondi – inutili come le nostre illusioni. Centellineremo ogni attimo di perdizione, cristallizzeremo ogni istante infinito. Sarà solo un breve intervallo tra un interruttore che si spegne ed un altro. Un clic ironico e beffardo a scandire ciò che abbiamo perso.

nessuno
[nes-sù-no]
ant. e pop. tosc. nissuno

A agg. indef. (f. -na; si prepone al sostantivo e si tronca davanti a parole maschili che cominciano per vocale o consonante diversa da s impura, z, x, ps; davanti a parole femminili che cominciano per vocale si elide; nell’uso moderno dif. del pl.)
1 Neppure uno, neanche uno: nessun amico; nessun altro; n. scopo; nessun oratore parlò; per nessuna ragione lo farei
2 (in propos. interrog. o dubitative) Qualche: c’è nessuna novità per me?; vorrei sapere se c’è nessuna probabilità di riuscire
B pron. indef. si tronca solo nell’uso lett.: nessun di libertà giammai si dolse Petrarca; nessun dorma
1 Nessuna persona, neanche una persona: n. l’ha ancora letto; di n. ha paura; nessuna di voi è stata promossa
2 (in propos. interrog. o dubitative) Qualcuno: vi ha visto n.?; va a vedere se c’è n.
C come s.m.
Persona da nulla, trascurabile: ti senti tanto importante, ma non sei n.; sono forse n.?; per te noi non siamo n.; perché siamo

Il guaio è che nessuno sarà mai come te. Nessuno avrà i tuoi occhi né i tuoi entusiasmi trascinanti. Ti cercherò negli sguardi e nelle mani di qualcun altro, ogni volta senza riuscire a trovarti. Spunterai all’improvviso in un ricordo qualsiasi: un vecchio maglione infeltrito, un portachiavi rovinato, un libro dalla copertina consunta. Di te, quando eri mio, soltanto miserabili resti.

oblio
[o-blì-o]
raro obblio
s.m. (pl. -lìi)

lett. Dimenticanza assoluta e duratura: involve / tutte cose l’obblio nella sua notte Foscolo

Il ricordo di voi sfuma con lo stratificarsi del mio dolore. Ho sofferto per ognuno, nessuno escluso. Lo giuro sui vostri sorrisi maliziosi e le vostre dita impazienti. Col tempo, vi ha soppiantato un dolore nuovo, più acuto, e io non avevo più le spalle larghe della giovinezza per poterlo sopportare. Quel dolore si è poggiato sul vostro ricordo e le vostre carezze e ha coperto le cicatrici che avevate lasciato. E non ho potuto far altro che scordarvi. L’oblio vi ha vinti. Vi ha costretti a rifugiarvi nei miei angoli bui e io v’ho perso per sempre.

piacere2
[pia-cé-re]
s.m. (pl. -ri)

1 Stato fisico e psichico di godimento, originato dalla soddisfazione dei sensi, dell’intelletto, del gusto: i piaceri della carne, della tavola, della gola; il p. di una buona lettura; il p. della vostra compagnia; dare p.; provare p.
2 Svago, divertimento: viaggio di p.; prima il dovere, poi il p.
3 Onore, compiacimento: è un vero p. discutere con lei; è con vivo p. che vi presento la nuova collaboratrice
4 Favore, servizio, cortesia: me lo faresti un p.?; hai già dimenticato i piaceri che ti ho fatto?
5 Volontà, desiderio, libera scelta: fallo, purché tu lo faccia con p.

Era un alone di vertigine che m’avvolgeva. E mi perdevo. Sparivano i mobili nella stanza, le lenzuola attorcigliate, la luce fioca sul comodino. Mi ritrovavo in luoghi che non sapevo. Non c’erano più rumori di sottofondo né colori. C’erano le mie dita sottili che s’aggrappavano alla tua carne e le nostre bocche che si cercavano in un moto di conforto, quasi che ogni sensazione fosse indicibile e insopportabile senza l’altro. Il resto s’è perso con me. Il piacere mi rendeva impotente, mi denudava di tutta la spavalderia, m’annientava. Per te, ero argilla.

quasi
[quà-ʃi]

A avv.
1 Circa, pressappoco; indica approssimazione in misura di poco inferiore rispetto alla completezza di una quantità, di una circostanza, di una condizione: il fiasco è q. pieno; pesa q. un quintale; manca da q. dieci anni; ha lavorato per q. quarant’anni; non ci vede q.; non parla q. mai
2 (anteposto o posposto a un verbo) Per poco: è così sbadato che q. non mi vedeva; fu q. per cadere
3 (con valore attenuativo) Forse, probabilmente: se non vi occorre altro, potrei q. andarmene; direi q. che potremmo accettare la proposta
B cong.
(con valore subordinante, anteposto a una propos. modale esplicita con il v. al congiunt. o a una implicita, per lo più con il v. al part. pass.) Come se: era agitato, q. prevedesse la notizia; parli di lui q. fosse uno sciocco; si alzò di scatto, q. spinto da una molla

Quasi hai creduto che t’avrei salvato. Ma la salvezza è un’arte e io so a malapena sopravvivere a me stessa. Ho imparato a scampare a una notte dopo l’altra. M’insozzavo le unghie a forza d’aggrapparmi per non andare a fondo. Sono quasi sprofondata nel niente. E’ stato sciocco credermi un’escapista della disperazione. Io che sono quasi implosa di dolore e resto ad osservarmi incantata le unghie spezzate.  Quasi ti tiravo giù a fondo con me, nei miei vuoti senza fine. Ora che non ci sono più, anche se non ci credi, è adesso che sei salvo. Ora, il peggio è passato.

Prima parte.

Seconda parte.

Dizionario dei giorni normali, disperati e felici e delle notti distanti dalla M alla Q.

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