Ancora sulla scrittura creativa

Posted on marzo 3, 2011 4:16 pm

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Siamo giunti alla quinta lezione del corso di scrittura creativa. Alla quarta, già, la noia regnava sovrana. Leggiamo racconti di Verga, Hemingway, Greene, Joyce, Pirandello. L’intento è di comprendere come si struttura la narrazione, come raccordare le varie parti della storia,  come iterare i concetti attraverso un lessico preciso, come caratterizzare i personaggi, come e dove inserire il climax, eccetera eccetera. E’ una pratica sconfortante. Sia perché nessuno di noi sarà mai Verga, Hemingway, Greene, Joyce, Pirandello, sia perché nessuno di noi arriverà mai a essere neppure Philip Roth, Houellebecq, Vargas Llosa, Grass, Garcia Marquez.

Man mano che si va avanti, si iniziano a delineare meglio le personalità degli aspiranti scrittori.

C’è la trentenne giovane nell’abbigliamento e nel linguaggio (“Scrittrice Squatter”) che fa molto Rozzano senza ritorno.

C’è la quasi trentenne che, qualsiasi scrittore tu le citi, lei non lo conosce (“Letteratura-Questa-Sconosciuta”). Ci può stare che non conosca Durrenmatt, un filosofo-scrittore di nicchia. Ma, quando l’ho presa per il culo paragonando il suo racconto a una scazzottata tra Coelho e la Tamaro, lei ha roteato gli occhioni azzurri in cerca di conferme, finché il coordinatore non le ha detto – parole testuali: Non ti preoccupare, sono due scrittori famosi. Stessa espressione smarrita quando le hanno chiesto se avesse letto Delitto e castigo. E lei ha domandato cosa fosse. Coordinatore: Un romanzo scritto da Dostoevskij. Letteratura-Questa-Sconosciuta:  Ah.

C’è l’aspirante scrittrice sgrammaticata (“Miss Consecutio Temporum”) che non azzecca un congiuntivo e che sbaglia le preposizioni (Lia si sentiva avulsa verso la natura).

Colui che avevo inizialmente scambiato per uno scrittore fantasy, in realtà non lo è. Scrive cose senza senso,  con un irritante linguaggio giovanilistico. Come dimenticare il suo racconto sulla vite filettata a sinistra come metafora del senso della vita (“Mister Vite Filettata”)?

La scrittrice fantasy è invece la tipa seduta accanto a me (“Scrittrice Fantasy”). Qualsiasi racconto noi leggiamo, lei esprime sempre la sua opinione su un passaggio particolare che l’ha colpita. Poi, il coordinatore le fa notare che ha frainteso completamente il senso di ciò che ha letto. E lei conclude sempre dicendo: Comunque, io preferisco i racconti fantasy.

Gli altri non sono particolarmente degni di nota. Non ancora.

Il coordinatore, inguaribile ottimista, ci ha dato, per la quinta lezione, il compito di preparare un altro racconto, stavolta più lungo, con due personaggi a interagire tra loro, che avesse come tema la paura o la tentazione. Uso l’espressione inguaribile ottimista perché la volta precedente era stata uno sfacelo e, su dieci racconti, otto erano da rifare, uno andava leggermente rivisto e soltanto un racconto era – a suo dire – ineccepibile.

Stavolta, di racconti ne sono venuti fuori cinque. Letteratura-Questa-Sconosciuta ha detto che ha trovato un’impiego retribuito e che perciò non può scrivere e lavorare nello stesso tempo. Scrittrice Fantasy ha detto che non le funzionava internet (?). Scrittrice Squatter ha detto che si era sbucciata un dito tagliando i carciofi (??). Gli altri hanno guardato a terra ostentando indifferenza.

Il primo racconto era di Miss Consecutio Temporum: originalissima storia di una tipa che va “in un giardino alla ricerca di risposte” e non le trova. Nient’altro. Volevo raccontare di come noi siamo sempre alla ricerca di risposte ma gli altri sono troppo indifferenti per aiutarci a trovarle. Se avrei avuto più spazio (NDR: Qui a Julie va di traverso la saliva e quasi si strozza) il racconto sarebbe venuto meglio, dice Miss Consecutio Temporum. Il mio personaggio vuole sapere qual è la risposta che spiega il senso della vita, continua lei, nel gelo generale. Quarantadue, la interrompo io. Nessuno coglie la citazione. Douglas Adams si gira nella tomba. Letteratura-Questa-Sconosciuta mi guarda come un cerbiatto sulla provinciale guarderebbe incantato i fari dell’auto che di lì a poco lo stireranno.

Mister Vite Filettata è assente per malattia e il suo racconto su due disoccupati che vogliono lanciare dei mattoni contro il palazzo della Regione per protesta ma poi ci ripensano, verrà esaminato in futuro.

Poi, c’è il racconto autobiografico di una gita in montagna. Vabbé.

Poi, la storia di una coppia in crisi. Loro due non si capiscono, lui la vuole lasciare poi però fa secco il fidanzato di sua cugina (?) e decide di tornare dalla morosa. L’autore commenta: Sì, in effetti, rileggendolo, non ha alcun senso. Deo gratias.

Infine (mi lasciano sempre per ultima), tocca a me. Il coordinatore dice: Ecco, questo è un esempio di scrittura creativa. Da un punto di vista della struttura va molto bene. Apporterei solo qualche modifica su alcune scelte lessicali. Io, in un primo momento, quasi mi commuovo. Poi, mi guardo intorno e penso che è come vincere una corsa automobilistica con tutte le altre auto in panne.

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