Dizionario delle notti smarrite (dalla F alla L)

Posted on marzo 1, 2011 5:31 pm

4


fame
[fà-me]
s.f. (pl. -mi)

1 Sensazione provocata dal bisogno di assumere cibo: avere molta, poca f., una f. da lupi; soffrire, patire la f.; levare, saziare la f. a qualcuno; sentire i morsi della f.
2 estens. Miseria, indigenza; carestia: quelli furono anni di f.
3 fig. Desiderio intenso, avidità, brama: f. di onori, di gloria, di divertimenti

Sono sempre stata affamata. La fame mi divora in ogni singolo istante, mi toglie il sonno e mi lascia perdere dietro pensieri inenarrabili. La fame scandisce le mie giornate ed è fautrice delle mie malinconie. La fame mi rende inquieta e, al contempo, impotente. Sazia la fame, m’hanno detto.  Ma, per quanto io mi nutra di emozioni e aspettative, di brividi e piacere, di passioni analgesiche e miraggi, ecco, per quanto io mi possa nutrire, la disillusione delle notti che scorrono via veloci e cieche è l’emetico a cui non riesco a sfuggire. Arriva un momento in cui rigetto tutto e torno ad avere fame. Una fame atavica e irrisolta.

gioco
[giò-co]
o giuoco, ant. iòco
s.m. (pl. -chi)

1 Attività fatta da una o più persone per divertimento, svago, passatempo o per esercizio della mente e del corpo: g. all’aperto, al chiuso; g. educativo, istruttivo, pericoloso; g. da bambini, da adulti
2 Competizione fra più persone basata su regole prestabilite, il cui esito dipende dall’abilità dei partecipanti, o dal caso, o da entrambi: g. di carte, del poker, del totocalcio, del lotto; casa da g.; darsi al g.; avere il vizio del g.
3 Oggetto o insieme degli oggetti necessari a svolgere un gioco: negozio di giochi; il g. degli scacchi, della dama
4 Insieme delle carte che ha in mano un giocatore: avere un buon g.

Giocare era quello che io e te insieme sapevamo far meglio. Il gioco ci faceva sentire liberi ed onnipotenti: era la scusa per ignorare le nostre miserie d’animo. Giocavamo e fingevamo che i nostri vuoti non esistessero. Era il nostro segreto. Ci aggiravamo per la città sicuri e rassicuranti, dispensando sorrisi e strette di mano, conquistando pedine strumentali solo al nostro gioco. C’incontravamo in mezzo ad altra gente – vuota e misera almeno quanto noi – fingendo di non conoscerci. Tu insieme alle tue donne silenziose, io accompagnata da giovanotti dalle mani avide. Ci ritrovavamo poi, a notte fonda, soltanto io e te. E tu non mi chiedevi nulla, né io a te. Giocavamo e, poi alla luce del giorno, tutto tornava uguale al giorno prima. Aspettavamo le tenebre come fanno i vampiri.

hard rock
loc. sost. m. inv.

MUS Genere di rock in cui la sezione ritmica ha una parte preponderante e in cui il volume dei suoni è amplificato e distorto al massimo

La folla ti trascina e ti porta con sé. I corpi, innumerevoli, intorno, saltano e spingono. L’hard rock ti tira fuori tutta la rabbia e la frustrazione e ti riempie d’adrenalina. Senti la disperazione, la puoi perfino accarezzare con le dita, tanto è consistente. Ti metti a cantare a squarciagola e ti pare che la tua anima se ne esca dal corpo, insieme a tutto il fiato. Quel momento, in cui resti senza l’anima, è simile ad un’amnesia leggera e liberatoria. Vorresti restare così per sempre.

ieri
[iè-ri]

A avv.
Nel giorno che precede l’oggi: pioverà come i.; i. mattina; i. pomeriggio
B s.m. inv.
1 Il giorno che precede l’oggi: dov’è la posta di i.?
2 estens. Tempo passato non definito: noi siamo di i.

Avrei voluto cristallizzare l’attimo prima di questo sfacelo. Avrei voluto fermarmi a ieri, quando ancora non conoscevo il tuo odore né le tue mani. Ieri avrebbe potuto essere l’ennesima notte fatta di nulla, un baule di aspettative accuratamente riposte e nessun finale all’orizzonte. Ieri partivo e non ero diretta da nessuna parte, se non nei meandri della mia disperazione. Ieri eri solo un’immagine sfocata, l’ennesima comparsa destinata a sparire con la luce del giorno. Oggi, ti ritrovo pacifico tra queste lenzuola sfatte, perso in un sonno senza sogni. Non posso fare a meno di crogiolarmi nel fresco ricordo dei nostri sussurri e della nostra saliva, dei nostri contorni che si sfocano l’uno contro l’altro. Temo che non basterà la doccia del primo mattino per lavarti via.

letto2
[lèt-to]
(pl. i letti, ant. le lètta f.)

A s.m.
1 Mobile costituito generalm. da un fusto e da rete elastica o cassone a molle atto a sostenere un materasso, fornito di lenzuola, guanciali e coperte e destinato al sonno o al riposo di una persona: fare, rifare il l.; alzarsi, levarsi dal l.; infilarsi a l.; entrare nel l.; l. di ferro, di legno; l. per una, per due persone; l. a un posto, a due posti, matrimoniale; l. a una piazza, a due piazze, a una piazza e mezzo; letti gemelli

Tutto è sempre finito in un letto. Non sempre è stato il mio. E anche quando non lo è stato, in fondo, era la stessa cosa. Ogni volta mi sono sfilata via gli indumenti intrisi di sudore e fumo, lasciando sul pavimento una conchiglia maleodorante e colorata. Ho lasciato sui tasselli del parquet la stanchezza, la malinconia, la lascivia e tutto quel niente fatto di altro niente che mi accompagnava fedele notte per notte. Mi sono buttata ogni volta sotto le coperte, tirando le lenzuola fin sopra la testa. O mi sono distesa delicatamente; e qualcuno insieme a me. Ho provato piacere o sollievo. Il letto è  stato la mia zona franca, in cui il domani era davvero domani e le attese si perdevano lentamente fino a sparire. E’ stato la culla della mia incoscienza e il supporto di fugaci oblii. Il momento migliore, ogni volta, è stato quando ho chiuso gli occhi e, per un lasso di tempo indefinibile, ho scordato ogni cosa.

Prima parte.

Dizionario dei giorni normali, disperati e felici e delle notti distanti dalla F alla L.

Annunci