Scopo coi giorni a venire ma non vengo mai (Canzone di domani)

Posted on febbraio 13, 2011 6:42 pm

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La via verso l’autodistruzione prosegue: inesorabile, inevitabile, indispensabile.

E’ quasi una nuova ragione di vita. Il male e il dolore sono come degli oppiacei: più ce n’è, meglio è.

Vai in un localaccio dove sai che troverai L. E Alessio. Ignori Alessio e vai da L. Lui ti tratta di merda, per il solo gusto di farlo. Sarà l’ultima volta, stavolta. Gli dirai cosa pensi davvero di lui e sarà l’ultima volta. L’ultimissima squallida volta. E non serviranno a nulla le sue scuse del giorno dopo, vorrai litigare ancora e, a quel punto, davvero, non ci sarà niente per cui valga la pena di perseverare.

Trascorrono venti minuti dalle pugnalate di quel ragazzo manipolatore, cinico e ambiguo che per mesi hai giustificato ed adorato (cara la mia Julie, non mentire stavolta, in questo sei come tutte le altre donne… una sciocchina che in fondo nell’amore ci crede… anche se ti nascondi dietro la balla della svolta romantica… sono tutte cazzate queste… e lo sai) e tu hai già finito il primo vodka lemon. Torni al bar e ti rivolgi al barista che conosci: quello che, tra i due, fa i cocktail più forti. Dopo altri trenta minuti, hai terminato il secondo bicchiere. Perdi la cognizione del tempo e all’improvviso ti trovi tra le braccia dell’ennesimo tipo carino, di cui poche ore dopo scorderai i lineamenti del viso, la forma delle labbra, l’odore della pelle.

Gli hai raccontato di te, di tutta la menata dell’alta finanza, del periodo da backpacker e del fatto che, quando capisci di aver tutto, il resto che puoi avere non ti basta. (In quel momento, ti è tornato in mente L: anche a lui, per lo stesso identico motivo, non basta nulla e sarà sempre infelice ed inquieto). Gli hai spiegato che se, a quasi trent’anni, vai ancora in giro per locali di quel genere, ad annientarti con alcol e chissà cos’altro, è perché quello che hai non ti basta. Non può bastarti. E poi gli hai detto che sei troppo vecchia per lui e di farsi un giro.

Poi, invece, finisci tra le sue braccia. E’ così, ogni volta. Loro si avvicinano e ci provano. Tu fai finta di nulla per un po’. Poi, però, se insistono, ti arrendi. Pensi che, in fondo, loro sono come l’alcol e il resto. Ti aiuteranno a dimenticare il tuo dolore e tra qualche ora li avrai già espulsi via.

Lui ha ventidue anni. Accidenti. Faresti un patto con il diavolo pur di avere ancora quell’età. Poter cambiare il corso delle cose. Fare tutto diversamente.

Lui ha ventidue anni e tu stai contravvenendo, per la seconda volta in pochi mesi, a una delle tue regole relazionali, anche se poi hai scoperto che la regola numero quattro valeva solo perché alla fine erano loro che finivano con lo spezzare il cuore a te. Lui ha ventidue anni e dice tutte le cose ingenue che si dicono alla sua età. Ad esempio: Non pensavo che avrei potuto incontrare qui una ragazza intelligente e bella come te. Non qui. Sono davvero contento. O anche: Sai che mi piace un casino il lavoro che fai? O ancora: E’ incredibile incontrare una ragazza di trent’anni a cui piace andare in giro per locali. Sì, anche a te alla sua età sembravano vecchi quelli che avevano l’età che tu hai adesso. Ti fa sorridere la sua spontaneità e lo invidi da morire. Perché lui ha ancora tutte le strade aperte. Mentre tu hai finito. E prima o poi dovrai arrenderti e fermarti. Giochi a fare la ragazzina per buona parte della serata. Ti prendi tutti quei baci tenerissimi e quelle carezze castissime. Ti illudi di avere ventidue anni anche tu, con gli esami da preparare per giugno, le lezioni di economia politica da seguire, le feste della squadra di rugby a cui andare, i mercoledì a ballare al Propaganda o al Rolling Stone, i pianti disperati in camera della tua migliore amica e lo svegliarsi la mattina dopo pensando di avere ancora tutta la vita davanti.

Poi, riesci a liberarti di lui. Ti guardi intorno e rifletti su quali danni puoi ancora fare per stanotte. E ti metti subito d’impegno per farli.

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Posted in: Alessio, Gabriele, L