Pietro

Posted on febbraio 8, 2011 10:04 pm

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La sveglia suona. Allungo il braccio per spegnerla ma mi accorgo di essere dalla parte sbagliata del letto. O, forse, sono semplicemente nel letto sbagliato. Socchiudo un occhio e vedo Pietro, disteso accanto a me, che mugugna e si gira sulla pancia. Mi allungo sopra di lui e riesco a far tacere la sveglia garrula. Di ritorno verso la mia sponda del letto, mi viene spontaneo baciarlo lievemente tra le scapole. Lui emette un altro mugugno, io un piccolo sospiro.

La sera prima, ci eravamo ritrovati in un locale affollato e rumoroso. Avevamo scambiato sguardi e discorsi provocatori. Io avevo bevuto due white russian per sembrare più disinvolta. Lui sorrideva, scoprendo denti seducenti, e con le dita giocherellava con una sigaretta che non poteva accendere. Ad un certo punto della serata, mi aveva detto qualcosa che mi era sembrato famigliare e la scoperta di quella reale affinità aveva catturato tutta la mia attenzione. Mi piace rischiare: quando prendo una posizione lo faccio come se fosse la mia ultima possibilità. E anche nella vita considero ogni opportunità come se fosse unica, aveva detto, ma, d’altronde, da un trader non mi sarei potuta aspettare nulla di diverso. Avrei voluto dirgli che anch’io sono così, che prendo il rischio massimo e gioco fino in fondo. Ma ero rimasta in silenzio.

E’ stato un periodo particolarmente fortunato con le donne, ma ora vorrei rallentare, aveva buttato lì, ad un tratto. Sono stufo di passare le mie notti con donne di cui dimentico il nome la mattina dopo e di cui non mi resta nulla. Io avevo pensato: E’ la classica frase che si usa proprio per portarsi a letto una donna. Ma, poi, il suo sorriso era stato così disarmante e triste che avevo subito scacciato quel pensiero a favore di un altro, insolitamente ingenuo ed ottimista per essere stato partorito proprio dalla mia mente: Meglio così, avremo tempo di conoscerci, potrei anche innamorarmi di te.  Tuttavia, verso la fine della serata, l’alcol mi aveva fatto dimenticare ogni buon proposito, le nostre dita si erano sfiorate sopra il tavolo e poi, da lì, il passo fino a casa sua e poi al suo letto era stato breve. Ricordo che gli avevo sbottonato la camicia e gliel’avevo tolta. Aveva dei tatuaggi e ne avevo percorso i contorni con le dita. Avevo cercato di ritardare il più possibile l’evolversi delle cose, giocando con la sua pelle e con ogni particolare di lui. Uno stillicidio perfetto.

Mi metto a sedere sul letto. Cerco di rivestirmi in maniera discreta, affinché lui non si svegli o, quantomeno, possa plausibilmente far finta di dormire. Mentre mi muovo silenziosamente nella stanza disordinata, cercando le mie calze finite chissà dove, noto la sua mano che vaga inconsapevolmente nel letto, forse alla ricerca del mio corpo caldo di sonno. Mi vengono in mente dei sostantivi: imbarazzo, diversivo, distacco e solitudine.

Tante aspettative sprecate con leggerezza, premesse per una possibile storia d’amore che erano andate a morire. Il sesso tra due sconosciuti fa terra bruciata, anche quando si prova a mascherarlo con la tenerezza.

Lascio perdere le calze e mi infilo di fretta le scarpe. Chiudo la porta dell’appartamento appena un attimo dopo aver sentito la sua voce assonnata pronunciare il mio nome. Ma ormai sono fuori di lì. Porta chiusa, opportunità perduta.

Salgo in macchina e mi scruto il viso nello specchietto, constatando il trucco sfatto, i capelli spettinati e la pelle arrossata dall’impeto dei suoi baci ruvidi. Mi sorprendo a sorridere. Mi viene in mente che, per una volta, un nome se l’è ricordato. Almeno per lui, qualcosa è cambiato. Giro la chiave nel quadro, accendo il motore e fuggo da lì prima che mi venga la tentazione di tornare indietro.

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Posted in: Comparse