Scrittura creativa

Posted on febbraio 3, 2011 12:30 pm

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Ho iniziato un corso di scrittura creativa.

Perchè? Perché mi annoiavo. Non potevo restare a contare i giorni tutti uguali. Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì. Di certo, non potevo contare per sempre. E, ora, al mercoledì, ho trovato qualcosa che mi permette di spezzare l’attesa spasmodica del venerdì.

Il mercoledì, io e altri nove – presumibilmente – aspiranti scrittori, ci troviamo in un seminterrato dove un vero scrittore ci spiega come si scrive. Non pensavo che fosse tutta una questione di tecnica. Pensavo che il trucco stesse nel trovare delle storie originali. Il relatore del corso ci ha invece spiegato che al mondo esisteranno forse una trentina di storie, non di più, e che non è possibile inventarne di nuove. Il talento sta tutto nel prendere qualcosa che esiste già e svilupparla in modo da renderla nuova ed interessante. Sulla base di ciò, l’assunto da cui ero partita, è cioè che un corso di scrittura creativa mi avrebbe permesso di essere più creativa, è completamente sbagliato. Qui si parla di tecnica, signori. Si parla di prendere qualcosa che esiste già e renderlo nuovo. Si parla di dare razionalità ad un gettito di emozioni. Di abbellire la materia grezza. Tenere viva l’attenzione del lettore. E la funzione catartica della scrittura? Davvero vale solo per il lettore? Non è importante che anche lo scrittore si liberi dei suoi demoni attraverso la propria opera?

Il mio vicino di banco è un piccoletto, bruttino e sfigato, dall’età indefinibile e con la passione per il gel per capelli. Fa degli interventi assolutamente ridicoli e fuori contesto. Probabilmente, nel tempo libero, starà tentando di scrivere l’ennesimo plagio de Il Signore degli Anelli. Gli scrittori fantasy hanno sempre un che di fuoriposto. Sono come una nota sbagliata durante l’esecuzione di un brano musicale.

Non ho mai davvero pensato a me come a un’aspirante scrittrice. Penso a me come analista finanziario. Come trekker. Come animale sociale del venerdì sera. Come motociclista. Come tante cose meno che un’aspirante scrittrice. Onestamente, mi manca il talento.

Vorrei solo poter spezzare la noia.

Per la prossima settimana, il relatore ha assegnato a ciascuno di noi il compito di preparare un racconto di una pagina. Il mio futuro ex compagno di banco (sedergli accanto mi fa venire la depressione) potrebbe essere la grande rivelazione. Anche a vedere Stephen King, per dire, non gli avresti dato una lira. E invece poi.

Per quanto riguarda me, dopo tutte le regole e le nozioni che ho assorbito, sono in preda al blocco dello scrittore. Non posso scrivere a comando. Ho bisogno di un’emozione che istighi in me il bisogno di metterla su carta.

Vedremo.

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