Schiettezza, nausea, sollievo

Posted on gennaio 7, 2011 2:51 pm

0


Commercialista: Hai deciso di non rivolgermi più la parola?

Julie: No, non è questo. Semplicemente, non voglio essere sgarbata. E, se ti parlassi ancora, rischierei di esserlo.

Commercialista: Non capisco. Perché mai dovresti esserlo? Spiegati meglio.

Julie: Hai ragione, predico sempre la schiettezza e poi finisco con il comportarmi da ipocrita. Il problema è che, ormai, quando ti guardo o ti ascolto parlare, mi dai la nausea. Tutti quei particolari che amavo o quelle frivolezze a cui non badavo, adesso mi sono diventati insopportabili. Il tuo buon odore; la tua cura eccessiva nel vestire; quelle piccole adorabili rughe che ti si formano agli angoli degli occhi quando sei felice; le tue manie di protagonismo; il tuo sorriso gentile; le tue battute insignificanti e le tue frecciatine; la concezione stucchevole che hai della vita, dell’amore, del sesso, di te stesso. Non sopporto più nulla. Ti guardo o ti ascolto e provo un fastidio soffocante. Mi vergogno di averti avuto come amante, nonostante tu sia stato un buon amante. Mi vergogno di aver creduto che tu potessi essere tutto ciò che avrei potuto desiderare. Ti crogioli nella mediocrità e dai la colpa agli altri: alla tua donna che ti ha tradito, alla tua amante troppo passionale, a questa città ostile, al tuo lavoro che odi. Tutto e tutti ti feriscono. Perché ne hanno le palle talmente piene di te e del tuo mondo-da-mulino-bianco che finiscono per scopare con qualcun altro, venirtelo a dire e poi lasciarti; perché trovano nauseante il tuo perbenismo – eppure la ricordo bene la tua faccia deturpata dal piacere; perché vivere in questa città è un sacrificio e a nessuno piace una persona che decide di vivere qui al solo scopo di lamentarsi e trascinarsi per inerzia. Non hai altra ambizione che quella di specchiarti e non trovare ancora un capello bianco. Tu sei questo: mediocrità, bigotteria e frivolezza. E io, testarda (cieca?) come sempre – più del solito, ho voluto fingere che tu fossi ciò che non eri. Ma, ormai, tutto è talmente palese che non posso più fingere, neppure volendolo. Sono sopraffatta dal fastidio.

Commercialista: Sei una stronza. Credevo che tu fossi mia amica ma evidentemente mi sbagliavo. Sai soltanto essere cattiva. Ma, d’altronde, non mi devo stupire. Non posso aspettarmi niente dagli altri, non posso aspettarmi niente da nessuno.

Julie: Già… Tutti ti feriscono. Sai davvero dire solo questo? Sai soltanto articolare una risposta da ragazzino? Non riesci a trovare altre parole? Sul serio?

A Julie, non resta che avvicinarsi al bordo del marciapiede, guardare a destra e poi a sinistra e, infine, attraversare la strada. Dentro di sé, prova soltanto una bizzarra combinazione di nausea e sollievo. Come quando si ha appena vomitato e, con la schiena appoggiata al muro, si sente il fresco delle piastrelle e, eliminato ciò che di guasto c’era dentro di sé, ci si sente meglio.

Non c’è altro.

Annunci