Tra un mio pensiero sconnesso e l’altro

Posted on dicembre 20, 2010 3:51 pm

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Mi si gela il culo, mentre aspetto il tram.

A pochi passi da me c’è una ragazza che legge Il Maestro e Margherita. Mi fa venir voglia di abbracciarla. Purtroppo, non credo che l’affinità di gusti letterari venga socialmente considerata un buon motivo per abbracciare qualcuno.

Davanti a me, c’è il classico scenario da semi-periferia in corso di riqualificazione. Spettri di fabbriche abbandonate, progressivamente buttati giù ad intervalli di tempo regolari per far spazio a moderni condomini e pretenziosi loft. Un quartiere in fase di riqualificazione. Dicono così gli agenti immobiliari quando mostrano l’appartamento e il potenziale acquirente guarda fuori dalla finestra e si mostra dubbioso. Riqualificazione. Con questa parola, hanno intortato anche me, diversi anni fa.

E’ inutile dire che, nel frattempo, tra un mio pensiero sconnesso e un altro, il tram continua a non passare e io ho il culo congelato e ho anche caricato il lettore mp3 del meglio del goth rock inglese e – rapita dalle gioiose atmosfere dark – sto meditando seriamente di suicidarmi, se solo passasse il tram.

Medito anche su una conversazione avuta la sera prima con Teresa. Mi ero ancora svegliata alle due, senza poi riuscire a riprendere sonno. Teresa mi contatta in chat e mi racconta degli incontri perfetti e di come alcune persone siano destinate a trovarsi. La mia attenzione è divisa tra una partita a Tetris e le sue elucubrazioni. Occasionalmente, inserisco qualche emoticon per farle credere che mi interessi davvero quello che scrive.  Gli incontri perfetti sono un’illusione. Ma lei crede nell’amore e nelle affinità intellettuali e nel fatto che esistano trentenni single che siano realmente interessati a conoscerti. In fondo, invidio questa sua ingenuità.

Finalmente, scorgo all’orizzonte la sagoma del tram, bloccato nell’insensato traffico prenatalizio. Il contatto visivo rende l’attesa più sopportabile.

Io continuo a non sentirmi molto bene. E non solo per il freddo e per l’insensibilità del mio sedere. C’è ben altro. Un quarantenne di Villorba mi ha fatto notare che ho detto una cazzata sui Beatles, il che è un chiaro segnale che non sono più io. Ho sempre avuto un debole per i veneti. Reggono bene l’alcol, hanno quei lineamenti delicati e poi ti parlano con quella loro cadenza irresistibile. Ma sto divagando. Dicevo. Dicevo che non sto bene. Mettiamo pure da parte il fatto che tendo a dimenticarmi le cose e a far confusione. Piuttosto, è preoccupante che adesso ascolto le amiche che parlano d’amore e non tento più di distruggere le loro illusioni. Sto perdendo tutta la mia cattiveria e il gusto del politicamente scorretto. E poi, anche l’interesse sfacciato e gioioso per gli uomini. E la mia determinazione. E non affrontiamo il tema scarpe, che è meglio.

Ma questo dannato tram quando arriva?

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