I am the walrus (the walrus was me)

Posted on dicembre 3, 2010 12:33 am

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Ultimamente, non mi sento molto bene.

Sono inappetente e nauseata e sto perdendo peso. Del caffé non riesco più neppure a sentirne l’odore.

L’altro giorno, in fila alla cassa del supermercato, un tipo carino con gli occhi azzurri ha cercato di attaccare bottone e io l’ho ignorato. Senza pensarci due volte. Senza pentirmene a posteriori.

Ieri sono andata al lavoro con un paio di scarpe basse. Sto facendo delle prove, a casa, la sera: fisso un paio di stivali con il tacco o un paio di decollété e non sento più il bisogno irrefrenabile di indossarli. Però, poi, quando faccio il bagno, sto a scrutarmi i piedi, lo smalto bordeaux sulle unghie, la pelle che si rattrappisce tutt’intorno.

La sera, verso le 22, crollo in un sonno profondo, mi sveglio alle 2 credendo che siano le 6 e invece sono le 2, torno a dormire e mi risveglio alle 6, stanchissima, come se avessi passato una notte insonne.

Quest’inverno mi sta uccidendo. La caduta mi ha dato il colpo di grazia.

Ho ripreso a leggere John Fante e – coincidenza – qualcuno l’ha menzionato proprio il giorno dopo. Non qualcuno che frequento, naturalmente. Quelli che frequento io parlano, al massimo, di ETF e covered warrant. O di calcio. O tacciono e mi guardano le tette. E, proprio lo stesso che ha menzionato John Fante, una volta ha detto che quelli come lui finiscono con le studentesse e quelle come me coi commercialisti. Non fa una piega.

Il Commercialista. Mi ha telefonato, mi ha detto che aveva passato il pomeriggio in preda all’eccitazione pensando a noi e che perciò era meglio rimandare la nostra uscita. Non voglio rischiare di cadere in tentazione, ha argomentato. L, se gli raccontassi del Commercialista, mi chiederebbe qualcosa come: Ma ne vale la pena, solo per una scopata? E io gli risponderei: No, hai ragione, non ne vale la pena. In tutto questo, ho anche smesso di masturbarmi.

Milano è lo scomparto fast freezing di un freezer. Di casa mia, rimpiango gli inverni miti e soltanto quelli. Sulla strada verso la metropolitana, mi si congelano le orecchie. Ho ripreso ad ascoltare i Beatles. She’s not a girl who misses much. Du du du du ru du. Oh yeah. O forse non avevo mai smesso.

Ora, la sera, mi capita di prendere la Ibanez e suonarla. Mentre strimpello, penso alle labbra e alle mani di Claudio. Alla sua saliva. Alla cantina umida e buia. Alla torcia che tenevo in mano e che mi era caduta, quando mi aveva attirato a sé. Lui, in quel preciso istante, si trova nell’appartamento accanto al mio, la sua fidanzata sta già dormendo e lui chissà se a quel nostro incontro ravvicinato ci pensa. E chissà se, anche lui, a quel pensiero, sorride. Ieri, ho messo un biglietto sotto il tergicristalli della sua auto: In fondo, con l’hard rock non sono proprio il massimo. Non sarà difficile rimpiazzare il vostro chitarrista. Good luck. J

La mia vita è già piuttosto complicata così com’è.

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