Please don’t put your life in the hands of a rock’n’roll band who’ll throw it all away

Posted on novembre 29, 2010 5:01 pm

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Com’è noto, dopo ogni caduta ci si rialza.

Lei, la moto è quasi bella quanto prima. E’ già la seconda volta che vado giù in garage e l’ammiro. Accarezzo i piccoli graffi, le sue ferite nel metallo e mi pare un’estranea. Da quando l’ho riportata a casa non è più uscita da quello spoglio parallepipedo di cemento. Trovo tante scuse. Fa freddo. Potrebbe mettersi a piovere. Potrei cadere ancora.

Durante i giorni passati a casa, ho trascritto i miei pensieri, riletto qualche vecchio libro e guardato alcuni film. Poi, mentre ciondolavo per il soggiorno, l’ho notata. La mia vecchia Ibanez, chiusa nel suo fodero nero. Abbandonata in un angolo da anni. Ho perso un po’ di tempo ad accordarla: non ho più l’orecchio allenato. Ma di tempo ne avevo da vendere. Ho iniziato col suonare una vecchia canzone: But my dreams they aren’t as empty as my conscience seems to be, I have hours only lonely, my love is vengeance that’s never free. E’ stato emozionante. Suonare, sentire le corde che vibrano tra le dita, la musica che penetra indissolubilmente nel tuo corpo, la chitarra che diventa una tua appendice naturale: è quasi come fare sesso. Ti senti al contempo appagato e svuotato.  Per un po’ non hai davvero bisogno di nient’altro. Anzi, meglio: è come l’autoerotismo. Appagamento e nessun tizio sudaticcio che pretende di essere lodato.

Credo di aver suonato a lungo. Poi, ad un tratto, ho sentito il campanello. Ho guardato fuori dai finestroni ed era quasi buio.  Ho aperto la porta e mi sono ritrovata davanti Claudio, il mio vicino di casa. Avevamo pomiciato una volta, durante un black out, nel corridoio su cui si affacciano le cantine. Poi, la sua fidanzata si era trasferita da lui.

Claudio ha guardato prima me e poi la Ibanez che tenevo per il manico. Infine, mi ha detto sorridendo: Il nostro chitarrista si trasferisce a Roma alla fine di questo mese. Tu come te la cavi con l’hard rock?

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