Non perderti per niente al mondo lo spettacolo d’arte varia di una innamorata di te

Posted on novembre 17, 2010 1:49 pm

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Rieccoci. A perseverare nell’errore. Fuori piove un mondo freddo, come cantava Paolo Conte. Dentro, siamo io e lui, seduti uno di fronte all’altra, un tavolino e delle pietanze tra noi. Il Commercialista non sa usare le bacchette e mi piace ancora di più quando si rivela maldestro. Io, invece, ho un metodo tutto mio, imparato anni fa, per puro spirito di sopravvivenza, durante un lungo soggiorno in terra straniera, non avendo mai appreso la traduzione di forchetta nell’idioma locale.

Sono già stufa di questa sua regola dell’amicizia. Mi piace solo quando lui mostra qualche segno di cedimento, lo sorprendo a sbriciarmi le gambe o la scollatura o mi abbraccia con un certo impeto. Credo che se non facesse così scoppierebbe, dato che per il resto del tempo è glaciale e distaccato. Io continuo a provocarlo con il mio abbigliamento succinto, sguardi espliciti e battute a doppio senso. Ma lui fa finta di nulla, finché può. Ha bisogno di me, di vedermi e di raccontarsi ma non mi vuole scopare. Dice insensatezze del tipo Preferisco il rapporto platonico che abbiamo ora a quello prettamente fisico che avevamo prima ma per te invece sembra che sia il contrario. In genere, faccio finta di essere scocciata e rispondo: Infatti, è così. Non gli dico che, anche se non ne sono certa, potrei essermi innamorata – oddio –  di lui. Lui replica sempre in due modi: Non credo che accadrà più e vorrei che ti dimenticassi di quello che c’è stato tra noi (questo lo dice al telefono) oppure Non è detto che non ricapiti ancora (quando ci vediamo e io lo guardo con desiderio e sono vestita come piace a lui).

Il mio vantaggio in tutta questa storia è che lui è un uomo. E arriverà un giorno in cui  il mio atteggiamento sarà davvero insostenibile e lui non avrà altra scelta che voltarmi faccia al muro, alzarmi la gonna, scostarmi le mutandine e scoparmi senza lucidità né ritegno. Spero di avere la pazienza sufficiente per arrivare a quel giorno.

Ora, invece, siamo qua a giocare a fare gli amici e, attorno a noi, le coppiette si sprecano. Io parlo poco. Lui dice: Se vuoi che facciamo un passo avanti, dovresti iniziare a parlarmi di te. Tu ascolti, ma di te non racconti mai niente. Ed è l’ennesima volta che sento questa solfa.

Mi chiamo Julie e ho 29 anni. Faccio l’analista e lavoro tanto, conduco una discreta vita mondana, dormo poco e abuso di caffeina. Mi sono innamorata una volta soltanto nella mia vita e, alla fine di quella relazione, ero un’altra persona, una persona peggiore, certamente. Fino a qualche settimana fa, andavo a letto con un ragazzo particolarmente interessante, poi io mi sono tirata indietro e, quando ci ho ripensato, anche lui aveva deciso di fare un passo indietro. Da questo si può dedurre che io sia una donna poco affidabile e molto indecisa e che questo aumenti esponenzialmente le criticità presenti nella mia vita. Posseggo, inoltre, un considerevole talento nel mandare a puttane qualsiasi buona occasione mi si presenti. A questo punto, lui sta per dire qualcosa ma non gli do il tempo di replicare. Credo che la passione sia una componente imprescindibile in un rapporto e quando viene a mancare o non c’è mai stata, allora non si può prendere neppure in considerazione l’idea di proseguire una frequentazione. Amici e conoscenti ne ho tanti e non me ne servono altri. Loro si aspettano da me che io sia sempre impeccabile, che sia l’anima di ogni serata. Una volta, parlando di me, hanno detto che “splendo”, che abbaglio le persone per ironia e comunicatività. Tutta questa grande farsa, l’essere tante persone diverse a seconda di chi mi guarda, mi diverte immensamente. Io, in realtà, sono caustica e cupa, consapevole e rassegnata. Ho bisogno di qualcuno con cui essere me stessa incondizionatamente. Incontrarti, per me, è stato come percepire uno spiraglio di luce nel solito buio. Domande?

Lui mi guarda e dice: Credo che tu debba fartene una ragione. Su di noi, intendo. E credo anche che tu non mi capisca. Io ho bisogno di amici e non di una relazione.

Io resto, per un lungo momento, a ricambiare quello sguardo. Poi, guardo di lato, come succede sempre quando sono insicura: Non posso farmene una ragione solo perché lo vuoi tu. Io non sono una che molla. Se debbo aspettare, aspetterò, anche se tu dici che sarà invano. E, probabilmente, io, adesso, sono qui proprio perché non riesco a farmene una ragione. Nel momento in cui me ne farò una ragione, non credo che saremo ancora qui a parlarne.

Il cameriere passa tra noi a ritirare ciò che resta della nostra cena. Improvvisamente, vorrei che io e il Commercialista non ci fossimo incontrati mai. Chiedo il conto bruscamente. Fuori, piove ancora.

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