Disco labirinto

Posted on novembre 15, 2010 5:19 pm

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Invecchiare è così. E’ come convergere progressivamente verso l’adolescenza. Non ci sono più mezze misure. O si rifiutano rigidamente determinate situazioni o ci si fa investire energicamente dalle stesse. Forse perché davvero non si ha nulla da perdere e le opportunità si riducono all’osso e allora bisogna arraffare tutto il possibile.

Non mettevo piede in una discoteca dal 2003. Da quella mitica festa al Propaganda in cui diedi il due di picche a uno studente di giurisprudenza di Sondrio, il quale mi tacciò prontamente di lesbismo. Non ho mai subìto il fascino delle discoteche. Troppo rumore, pessima musica, gente che si dimena senza alcun senso di continuità. Ricordo un’estate del 2002. In una discoteca all’aperto. Scoppiò improvvisamente un temporale. Tutti corremmo a ripararci, ove possibile. Un ragazzo tentò di agganciarmi con una frase dagli arditi equilibrismi sintattici: Fosse una cosa buona che smetterebbe di piovere. Quella fu la prima avvisaglia che forse le discoteche e la loro fauna non facevano esattamente al caso mio.

Fino a qualche giorno fa, perciò, mi rifiutavo categoricamente di entrare in una di quelle gabbie per animali dalle luci stroboscopiche. Ma poi, sabato scorso, ho buttato giù due o tre compresse di ibuprofene, ho calzato minigonna e stivali e mi sono addentrata in una delle giungle tossiche della città.

Motivo di questo cambio di rotta? Il Commercialista. Ho cambiato idea per l’ennesima volta e non è detto che non la cambi ancora nuovamente domani. Era lì insieme ad altri giovinastri come lui, gli occhi sempre troppo azzurri e una camicia bianca che donava moltissimo al suo incarnato luminoso. Ero emozionata e piena di desiderio, nonostante l’ibuprofene preso a stomaco vuoto. Prima mossa: baciarlo con noncuranza su una guancia e con una mano accarezzare l’altra guancia indugiando giù fino al collo e sentire così la sua pelle morbida contro la mia, il suo odore buonissimo. Seconda mossa: mischiare antidolorifici e alcol. Vorrei un white russian, ho detto al barista. Non abbiamo latte, ha risposto lui. Avevo bisogno di vodka. Un sex on the beach, allora.

Poco dopo, ero abbastanza rincoglionita da farmi piacere la musica, muovermi disinvolta e sembrare uguale a loro, con il cervello e la personalità in stand-by, le sensazioni azzerate. Per citare il mio blogger di riferimento, cosa non si fa per trombare. Probabilmente, avrei dovuto fare lo stesso mesi fa, quando L mi portò a quel dj set di elettronica/downtempo e io mi rifiutai di ballare e lui al ritorno in macchina era incazzato e da quella sera non ci siamo più rivisti.

Man mano che mi guardavo intorno, quella discoteca assomigliava sempre più a una fiera della carne. Ragazze che facevano a gara a chi mostrava più pelle. Pornografia spicciola, seduzione all’ingrosso. In mezzo a loro, io stonavo decisamente o forse – mioddio – no. Uno degli amici del Commercialista si è subito avvicinato a una ragazza con lo sguardo vacuo e un vestitino aderente dalla lunghezza inguinale. Ha allungato le mani e lei lo ha lasciato fare. Ha ottenuto il suo numero di telefono in cinque minuti netti.

All’improvviso, chissà come, mi sono ritrovata all’aperto. Eravamo io, il Commercialista e un suo amico. I due giovinastri mi hanno offerto una sigaretta, che io ho rifiutato. Una volta che l’hanno accesa, non contenti del fatto che non avessi voluto prendere parte al loro piccolo rito, mi hanno chiesto se volevo fare un tiro, neanche fosse stata una canna e neanche avessi avuto quindici anni. Li ho inceneriti con lo sguardo.

Di nuovo dentro. I corpi che si muovevano sinuosi o disarticolati mi hanno fatto pensare agli atomi che vorticano furiosamente nel vuoto. In effetti, ci muovevamo tutti nel vuoto, eravamo noi stessi il vuoto, in testa avevamo ossessioni inutili ed uniformi: sballarsi, scopare, dimenticare, alienarsi, omogeneizzarsi, sparire.

Ad un tratto, un po’ per il mix alcolico-medicinale, un po’ per il pungente senso di colpa, mi è parso di veder entrare Morrissey, vestito – chissà perché – come sulla copertina di Ringleader of the Tormentors ma senza violino. Ebbene, dopo avermi dato della traditrice, si è messo a cantare: Burn down the disco, Hang the blessed DJ Because the music that they constantly play, It says nothing to me about my life. E, infine, ha minacciato di dar fuoco alla discoteca. Scusami Morrissey, ho detto io, sinceramente pentita. Lui, allora, mi ha sorriso e mi dato una pacca di conforto su una spalla. E poi è scomparso.

Non sono riuscita a riprendermi dalla visione mistica che, all’improvviso, il Commercialista mi ha stretto a sé. Non avrei mai pensato che ti muovessi così, sei un’autentica sorpresa. E mi ha baciato sul collo. Era il nostro primo contatto da due settimane. Ho avuto un fremito, con la mia convergenza verso l’età adolescenziale che proseguiva inesorabilmente. Ho immaginato la sua eccitazione sotto i jeans. Uno a zero per me. Poteva bastare.

Erano già le tre del mattino. Il revival appena iniziato. Me ne sono andata sulle note degli Eurythmics. I wanna use you and abuse you. Non avrei ottenuto nulla da lui, non quella sera. Era la nuova regola: niente più baci né sesso, prima conosciamoci. Non mi è mai piaciuto giocare secondo le regole altrui ma adoro giocare con le mie di regole o quantomeno poter attuare le mie contromosse. Tutto questo è davvero troppo, gli ho urlato in un orecchio per sovrastare la musica. Non ho creduto che avrebbe capito, ma, in effetti, questo contava poco. Per me, tentare di sedurlo di nuovo sarebbe stata soltanto l’ennesima sfida per sfuggire alla noia. L’ho baciato maliziosamente vicino ad un angolo della bocca. Poi, me ne sono andata senza dire o fare null’altro e non mi sono voltata mai. Ero di nuovo all’aperto. Un lieve ronzio nelle orecchie, sostanze chimiche e alcoliche ormai smaltite da un pezzo, i piedi indolenziti.

Alla fine, restiamo sempre io e lei, questa moto blu che ogni volta mi porta via da tutto.

Poi, finalmente a casa, una doccia a lavar via le ore appena trascorse e un po’ di piacere fingendo che il letto non fosse davvero così vuoto.

Ringleader Of The Tormentors

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