Catarsi e nebbia

Posted on novembre 12, 2010 8:26 pm

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Io e Pascal siamo seduti sul divano. La televisione sta trasmettendo una puntata di CSI. Non c’è l’audio. Nessuno fa caso alle immagini sullo schermo: lui si guarda intorno e io fisso la bottiglia di birra quasi vuota che c’è sul tavolino.

Mi ha fatto piacere rivederti. Scopare con te è catartico. Mi svuota di tutto il dolore e la rabbia e di ogni cosa, dico io.

Infatti, di solito, non si lamenta mai nessuna, dice lui.

E io un po’ lo detesto per la sua tediosa banalità. Non replico.

Perchè saresti arrabbiata? dice lui, non perché gli interessi saperlo ma tanto per dire qualcosa.

Perché potrei essermi innamorata. Io e questo ragazzo siamo stati amanti per un breve periodo. Era una situazione perfetta, così com’era. Poi, un giorno, mi ha detto che voleva essere mio amico e far parte della mia vita e che per questo dovevamo ripartire da zero. Gli ho detto che non ho bisogno di amici. Che ne ho fin sopra i capelli di amici. E che non vado a letto con gli amici. E, soprattutto, che non mi interessano i suoi perbenismi da asilo. Dice che io non lo capisco e che questo vorrà pur dire qualcosa. Comunque sia, non credo che mi voglia ancora o che mi abbia mai voluta, concludo io.

Bé io sono un tuo amico e con me ci vieni a letto, aggiunge Pascal sfidandomi.

Raccolgo la sua provocazione: No, Pascal, tu non sei un mio amico e io vengo a letto con te perché sei talmente freddo e vuoto che riesci a farmi sentire come te. E senza sentire nulla, sto meglio.

Lui inarca le sopracciglia. Ha un’espressione spavalda. Si lamenta blandamente: Certo che sei proprio un bel tipo, tu! Chiaramente, non gliene frega un cazzo. E’ ancora più attraente di cinque minuti fa.

Gli vorrei chiedere di prendere un altro preservativo, ma poi lascio perdere: E’ tardi, mi accompagni alla porta?

Fuori, Milano è avvolta dalla nebbia. La circonvallazione è tetra e non capisco dove sto andando. Vorrei ficcarmi in un banco di nebbia e restarci per sempre.

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