Insonnia

Posted on novembre 4, 2010 1:57 am

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Ho iniziato – a mio rischio e pericolo – ad uscire di notte, camminando da sola per la città silenziosa e abbandonata. Tuta da ginnastica e scarpe da tennis. Mi piace sentire l’intera pianta del piede che poggia al suolo: una sensazione piacevole che in genere tendo a negarmi per assecondare la mia vanità.

Milano è buia e umida e solitaria. Sembra una città morta.

La foschia avvolge i palazzi. E’ frizzante all’olfatto e quasi palpabile. Racchiude un cimitero di edifici ottocenteschi. Nel paese in cui sono nata, la foschia non scende mai, resta abbarbicata sulle colline e da basso la si vede muoversi rada e veloce, spinta da un vento determinato.

Corso di Porta Romana, quanti ricordi. La foschia cristallizza il tempo, ovatta i suoni e io torno indietro con la mente. Ogni via mi suggerisce qualcosa, ogni insegna ammicca insinuante, ogni pietra del pavé trasuda le nostre risate, ogni passante ignora i miei impeti giovanili.

Scrollo via i ricordi. Mi passo una mano sul viso e spero in lacrime che non ci sono e che non so quando riusciranno ancora a venir fuori.

Milano è ancora buia e umida e solitaria. E sono solitaria anche io. La solitudine è una conseguenza del mio viaggio.  Sono partita da una profonda tristezza e da un faticoso torpore e sono passata per l’entusiasmo e per la riscoperta delle piccole cose, ho lasciato che la città con le sue luci abbaglianti – bright lights, big city – mi accecasse e mi seducesse. Sono stati mesi frenetici, bulimici, superficiali, veloci. Poi mi sono fermata a riprendere fiato. Ho tirato le somme. O meglio, avrei voluto farlo, ma non vi erano somme da tirare.

E’ per questo che ho iniziato a camminare di notte: mi serviva del tempo per pensare, un’occasione in cui non fare nulla. Una scusa per rivedere i luoghi in cui ero migliore ed estraevo dal niente possibilità come numeri della tombola e nei miei sogni vincevo sempre.

Vagare libera la mente. E allora eccomi qui. Cammino senza una meta. Finiti questi giorni di pioggia insulsa, resta solo la foschia e ricopre ogni cosa.

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