Retrattile (Probabilmente io meritavo di più)

Posted on ottobre 18, 2010 9:58 am

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Io, una volta, mica ero così. Così come sono adesso, intendo. Una volta, strabordavo di entusiasmo e speranze e aspettative. E credevo nell’amore e nella possibilità di essere davvero felici e di colmare quel pungente vuoto interiore. E sono stata accompagnata da questa ridicola illusione fino a quattro o cinque anni fa.

Poi, Andrea mi ha lasciato. Ed essere abbandonati dall’amore della propria vita, oltre a fare un male cane, cambia ogni cosa definitivamente. La persona che dovrebbe avere cura di te che non si fa alcuno scrupolo a ferirti incondizionatamente, ad umiliare la tua fiducia e a distruggere il tuo sfavillante castello di illusioni. Come modellare sciattamente la fine di una storia, abbondando in superficialità ed ottusità.

A me sembra proprio che sia tutto iniziato da lì, dalla fine di me e lui, da quel giorno di dicembre in cui ho compreso che le mie illusioni erano tali e ho aperto gli occhi su questo mondo, iniziando a leccare il sapore amarognolo della realtà.  Inconsapevolmente, il mio mantra ho iniziato a pronunciarlo proprio in quel momento. Distacco, indifferenza e solitudine. Le tre parole che oggi combaciano perfettamente con i miei contorni e i miei spigoli. E che sono stati la mia bussola per sopravvivere al niente.

Qualcuno ha rotto un equilibrio perfetto nella sua precarietà – un equilibrio fatto di convinzioni, speranze ed attese – e non sono più riuscita a rimettere insieme tutti quei minuscoli frammenti. Riempire i miei vuoti circondandomi di tante persone che non mi conosceranno mai o svolgendo un lavoro fin troppo ambizioso o nutrendomi di libri, film, canzoni e poesie come dosi massicce di analgesico e di quel romanticismo forzato con cui tento di condire ogni centimetro insipido di me, non è bastato e continua a non bastare. Non bastano neppure i corteggiamenti melliflui di uomini che in fondo non mi interessano, né le mie ambizioni (velleità?) letterarie, né il sesso fine a sé stesso come via verso una liberazione sempre più sfuggente.

Mi ritrovo irrimediabilmente intrisa di presente, vittima di un’inquietudine pigra e lassista.

Sarebbe bello poter tornare indietro e fermare Andrea appena in tempo, evitandogli di uccidere la parte migliore di me. Invece, mi ritrovo a gestire uno sfacelo, sforzandomi di rintracciare una logica oltre tutto questo vuoto.

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