Ancora sui giovani d’oggi

Posted on ottobre 14, 2010 10:51 am

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Nella scelta degli uomini adotto generalmente le seguenti linee guida:

1) evitare uomini sposati o impegnati: non per una questione morale (la coscienza l’ho persa via qualche tempo fa) ma soltanto per non dover avere a che fare con complicazioni o noiosissimi sensi di colpa altrui;

2) mai con i colleghi di lavoro: non ci si può permettere di far conoscere a un collega le proprie debolezze, specie in un mondo così competitivo e insidioso come quello dell’alta finanza;

3) mai con gli amici: il sesso o i sentimenti cambiano tutto, inevitabilmente, e, alla fine, la perdita sarà doppia;

4) evitare ragazzi più giovani: tendono ad affezionarsi. Spezzargli il cuore a quell’età significa creare gli stronzi di domani. Non voglio fare a loro ciò che è stato fatto a me.

Recentemente, però, ho derogato alla linea guida n. 4.

Antefatto. Ogni tanto mi piace pranzare da sola: entro in un piccolo bar nascosto tra i budelli di stradine del centro e, mentre mangio il piatto del giorno, leggo un libro e mi alieno da questo mondo tossico. Da qualche tempo, in questo bar pranza anche un giovanotto con due occhioni azzurri e delle belle dita affusolate. Ho iniziato a pranzare da sola con maggiore frequenza. Dopo un paio di settimane fatte di sguardi eloquenti e mezzi sorrisi, ci siamo ritrovati seduti a due tavoli vicini e lui ha attaccato bottone. Mi ha detto di sé l’essenziale: di origini meridionali, in città da poco tempo, praticante in uno studio tributario del centro, single. Non gli ho chiesto l’età, non mi andava di doverlo scartare così su due piedi.

Da quel momento, abbiamo iniziato una frequentazione saltuaria. O meglio, io avevo cercato di scaricarlo già dopo la prima uscita. Troppo giovane, troppo per bene, troppo tranquillo. Ma mi fissava con quegli occhioni azzurri e, quando ha cercato di baciarmi, ho opposto una resistenza molto flebile. Al secondo appuntamento, mi sono decisa a spiegargli qualcosa su di me. Ma la sua risposta è stata ineccepibile: Se frequento una persona poco affidabile, so già a priori cosa posso o non posso aspettarmi da lei e quindi non rischio di restare deluso. Alla fine del terzo appuntamento, subito dopo un bacio della buonanotte piuttosto passionale, mi ha sussurrato all’orecchio qualcosa di sorprendentemente sconcio e, a quel punto, il mio interesse ha subìto un’impennata. Perciò, al quarto appuntamento, l’ho invitato da me. Ho pensato che, prima di scaricarlo, mi meritavo almeno di testarlo. Il test ha avuto esiti illuminanti. Il giovane Commercialista è stato davvero una sorpresa. Passionale, energico, dotato di notevole estro, pieno di dedizione. Poi, però, mentre riprendevo fiato, ha ripreso a scrutarmi con quegli occhi grandi e immensamente azzurri che avevano un’espressione diversa dal solito.

Lo conosco quello sguardo. Significa un insieme di cose diverse: voglio assaggiarti ancora, mi piace guardarti quando sei così indifesa con il viso arrossato e lo sguardo perso, vorrei che mi mostrassi chi sei davvero, quelli appena trascorsi sono stati attimi perfetti. Significa, in breve, che non è stata una scopata tout court. E io, invece, avrei voluto solo spiegargli che non ci sarebbe stato un dopo. Ma lui ha preso ad accarezzarmi i capelli – con quelle belle dita affusolate, che prima avevano graffiato, esplorato e lusingato la mia pelle –  e io sono riuscita soltanto a poggiare la testa sulla sua spalla e ad annusarlo un po’. Sapeva di buono. Ho pensato che avrei potuto rimandare ancora per un po’ quello che avrei dovuto dirgli fin dal primo appuntamento. Poco dopo, lui è tornato all’attacco. E non ricordo nient’altro.

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