Saturday night fever

Posted on ottobre 11, 2010 3:02 pm

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Milano, vista da qui, dal sedile posteriore destro di un’automobile, mi pare al contempo rarefatta e autentica. Siamo in quattro: Fabrizio che guida, adepta di LFB n. 2 sul sedile del passeggero e, sedute dietro, io e Linda, che sto imparando a conoscere. E’ molto tardi, siamo in silenzio, la voce di Dave Gahan dall’autoradio sottolinea ogni sfumatura. E’ un altro sabato notte fatto di nulla, in cui abbiamo messo da parte le nostre frustrazioni alla ricerca di un senso o di una svolta che non esiste. Ho dimenticato da dove veniamo, forse era un luogo senza senso, un’occasione intrisa di niente, un cambiamento che non c’è stato. Non mi importa dove stiamo andando, la destinazione sarà identica al luogo di provenienza, noiosa e insensata.

Mi piace guardare fuori dal finestrino, le luci dei lampioni che si rincorrono, la distesa verde di semafori, i palazzi incombenti che filano via al mio fianco, le insegne luminose che durante il giorno non noteresti mai. Le prospettive diverse mi danno speranza. Quando ci fermiamo ai semafori, scruto gli abitacoli delle automobili che ci affiancano: una coppia che litiga, quattro ragazzini che ascoltano musica a tutto volume e hanno esagerato con il gel per capelli, due ragazze che ridacchiano sotto un trucco pesante. Provo a immaginarmi le loro storie, le loro attese e le loro destinazioni.

La destinazione, ecco. Vorrei che noi quattro – racchiusi dentro questo abitacolo dai colori chiari – non arrivassimo mai a destinazione, che restassimo cristallizzati in questi attimi. Io che guardo fuori dal finestrino e Milano mi sembra bella e diversa da sempre. Fabrizio che canticchia. Linda che abbassa il finestrino e il freddo penetra pungente tra noi. Adepta di LFB n. 2 che si perde muta dietro pensieri che noialtri non facciamo fatica a immaginare – un amore, una famiglia, dei bambini che infestano la casa.

Enjoy the silence.

Mi fa star bene immaginare che una volta arrivati a destinazione ci possa attendere qualcosa di diverso. E il non arrivare mai sarebbe come prolungare questa illusione per sempre.

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