Altro giro, altra isola

Posted on ottobre 6, 2010 1:02 am

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Milazzo è una cittadina paesaggisticamente controversa. Da una parte le ciminiere fumanti della raffineria, dall’altra un antico e maestoso castello normanno pigramente disteso su un promontorio e poi, oltre il mare, la sagoma delle Isole Eolie che si staglia sfrontata contro l’orizzonte. Fa piuttosto caldo per essere il primo di ottobre. Sembra che il Sud stia trattenendo l’estate per un lembo della veste e che presto quella stoffa leggera gli scivolerà delicatamente dalle dita. E io non ho potuto lasciarmi sfuggire l’occasione di scattare coi miei occhi un’istantanea di quest’ultimo scampolo di mitezza e fulgore.

Mi viene in mente che, a dispetto delle innumerevoli volte in cui sono passata da qui, non ho mai visitato la cittadina. Colpa della mia pigrizia. Di Milazzo, mi restano solo quei contrasti visti da lontano e tutto il fascino della curiosità mai soddisfatta.

Attendo l’aliscafo e intanto leggo Soffocare mentre l’ipod strugge le mie orecchie: for one moment I wish you’d hold your stage with no feelings at all. Il contrasto tra il mio stato d’animo e il paesaggio intorno mi fa sentire a mio agio. Ogni tanto, mi guardo in giro. Una volta, Chiara mi ha fatto notare che i giovani milazzesi sono di una bellezza davvero notevole. Ma, non appena mi accorgo di quel pensiero così stupido, riabbasso prontamente gli occhi sul libro, rossa di vergogna.

Attorno a me non c’è molta gente. Il periodo è ormai tardivo per attirare la folla di turisti ed è stato questo il motivo che mi ha spinto a partire. Volevo imprimermi in mente un’ultima immagine di tranquillità assoluta, colori violenti, brontolio del vento che scuote la macchia intorno. Un’immagine che avrebbe potuto essermi d’aiuto per i mesi a venire.

Salgo sull’aliscafo. Mi torna in mente quando, da bambina, ci salivo con i miei genitori e mio fratello. E, adesso, mi sembra strano essere lì da sola, di essere diventata grande e di aver fatto diventare soltanto mia quella che era una vecchia abitudine di famiglia. Crescere significa questo, lasciare indietro tanti piccoli pezzetti di sé.

Il mio desiderio di essere qui è estremamente sincero. L’autenticità mi emoziona. Mentre l’aliscafo, con sobbalzi leggiadri, si avvicina a Santa Marina, il mio cuore sussulta insieme a lui.

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