Julie e i giovani d’oggi

Posted on ottobre 1, 2010 10:17 am

8


Mai fidarsi dei ventiseienni. In particolare, di quelli che ti dicono Sono arrivato qui pochi mesi fa da Londra, sto cercando solo nuove amicizie e non storie.  Oppure di quelli che ti dicono Non capisco perché alle donne interessi solo avere relazioni e non instaurare amicizie sincere. E soprattutto di quelli che dicono Ho gusti molto difficili, in genere non arrivo quasi mai al secondo appuntamento.

Dico che è bene non fidarsi perché, a dispetto di tanti presupposti, nel giro di due ore, ti si avventano contro senza ma e senza se. E tu a quei baci irruenti da ventenne non sei più abituata, ti sembrano troppo sfacciati e invadenti e non riesci a provare niente, se non l’impazienza che finiscano quanto prima. Sarà colpa del white russian bevuto a stomaco vuoto se non hai reagito a quell’attacco post-adolescenziale e, più del solito, hai lasciato che fosse l’evolvere delle cose a prendere una decisione per te e non tu ad essere artefice del tuo destino.

Finisci col salutare il ventiseienne, dicendo che andrai a dormire e invece ti metti a girare per quella cazzo di città deserta. Poi, volutamente o forse no, ti ritrovi nel quartiere universitario e parcheggi davanti a un piccolo locale che sta chiudendo. Da lì sta uscendo un altro ventiseienne, che lì ci lavora e che ti è venuta improvvisamente voglia di vedere, giusto per non perdere l’occasione di mandare a puttane qualsiasi cosa subentri nella tua vita. Qualche settimana prima ha preso la tua ordinazione e ti ha chiesto il numero di telefono. Te lo ritrovi davanti che ti sorride. Il suo entusiasmo e la sua trasparenza, ogni volta, ti spiazzano e ti deprimono. Ti deprimono perché lui non ha materialmente tutto quello che hai tu, eppure è felice. Invidi la sua storia da libro cuore, lui che lavora come un matto per mantenere una miriade di fratellini, lui che ogni mattina li accompagna a scuola e loro a volte, la notte, dopo aver avuto degli incubi, si rifugiano nel lettone con lui. Lui ti chiede Che mi racconti? E tu ti rendi conto che non sai cosa dire, perché qualsiasi cosa diresti sarebbe troppo pretenziosa o frivola. Bevete una birra, mentre ti tieni sul vago e cerchi di far parlare solo lui, e poi te ne torni a casa, sentendoti in colpa per la tua vita facile che non riesci ad apprezzare. Sei in piedi da ventuno ore e tra tre dovrai alzarti. Tre ore di sonno disturbato e inquieto. La sveglia ti fa ridestare di soprassalto e tu, tuo malgrado, sei di nuovo pronta a un altro giro.

Annunci