Talkin’ ‘bout my generation

Posted on settembre 21, 2010 11:08 am

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E’ tutta colpa di Milano.

Claustrofobica. Sintetica. Ambiziosa. Lasciva. Pretenziosa. Inospitale. Sbrigativa. Morbosa. Asettica.

Certi fine settimana, in certi locali, sembra di essere stati inghiottiti da un brutto incubo.

La nostra generazione di quasi-trentenni e poco-più-che-trentenni è di per sé predisposta allo sbandamento e, di certo, vivere la città non ci fa per niente bene. Ci alcolizziamo al venerdì sera in locali patinati con feste a tema di cui ci restano foto con gli sguardi vuoti e un rincoglionimento persistente al sabato mattina. Schiavi di un divertimento fittizio e disonesto, sembriamo fatti in serie. Pensiamo e agiamo in serie. Mi schiaffeggia la rigidità degli schemi a cui apparteniamo o dentro i quali gli altri ci intrappolano:  le fighe messe giù da gara, gli analisti e i sales pronti al rimorchio in giacca e cravatta,  i metrosexual, i truzzi, i fuori-dal-coro, gli alternativi, gli sciatti e gli sfigati.

Non riusciamo a vivere relazioni sane, il luccichio malato della città continua a distrarci. Giochiamo di strategia – anche quando non ne siamo capaci: la sincerità è andata a farsi fottere da tempo immemore.

Siamo soli e ancorati a legami precari. Più gente ci circonda, più ci sentiamo soli. L’aggregazione di vuoto, crea un vuoto ancora più grande. Siamo arresi al corso delle cose.

L’astinenza dall’autenticità è stata la nostra rovina.

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