Esercizi di stile

Posted on settembre 9, 2010 8:51 pm

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E’ tardi. L’open space è silenzioso: non squillano telefoni né si sente il rumore di stampanti o fax. E’ strano guardarsi intorno e notare tutti gli schermi spenti, le scrivanie vuote, i fili dei caricatori dei blackberry aziendali che penzolano nel vuoto. Il cielo è nuvoloso e tra poco pioverà. E io sono in moto. Accidenti. Ma la mia insegnante di yoga mi ha detto che devo pensare positivo. Vediamo… Ah, ecco, l’ufficio di notte, così immoto, è un paradiso. O meglio, lo sarebbe se in fondo alla stanza non ci fosse quel mio collega di cui non ricordo il nome di battesimo. Potrebbe essere di Treviso o forse di Ragusa. Ora esattamente non ricordo.

E’ immobile da circa due ore. Credo che stia dormendo. Gli mando una mail per verificare. E poi anche perché vorrei capire come mai io con la mia seniority sono stata posizionata proprio di fronte al climatizzatore e accanto al muro mentre lui ha il suo piacevole posticino vicino alla finestra. Gli scrivo: “ehi siamo rimasti solo noi. li da te fa freddo? qui si gela, devo aprire un ticket per protestare ufficialmente.” E, per dimostrargli che il posto vicino alla finestra lo merito io, gli scrivo in inglese. Spero che colga questa sottigliezza.

Mi risponde poco dopo: “Qui si sta bene, dalla mia finestra vedo il mare incresparsi, lontano passa una barca a vela che va a motore. non c’è abbastanza vento al largo nel golfo di Camogli.” Quindi, non dormiva. Forse però c’era un po’ d’ironia nella sua missiva. Ma io sono molto intelligente e decido di iniziare a fargli valutare uno scambio di scrivanie, innanzitutto dimostrandogli che stare vicino alla finestra non è poi così da privilegiati. Gli scrivo ancora: “la finestra non si può aprire, l’aria è gestita dal condizionatore centrale. devo protestare con il facility manager”

Non mi risponde.

Arriva la donna delle pulizie polacca. Ha un grazioso taglio di capelli, ricorda Demi Moore negli anni ’90. Nel tempo libero fa la badante. Nell’Est Europa il tempo libero lo passano così. ”spacoine nochi” le dice il mio collega di Vicenza. Non so che lingua sia, ma di sicuro non è quella corretta. Io e la signora delle pulizie voltiamo le teste in sincrono e lo guardiamo con aria di rimprovero.

Piove e non ho tirato su il termoscud. Mi bagnerò il sedere tornando a casa. Io e il collega di cui non ricordo il nome, usciamo dall’ufficio nello stesso momento.

Lo vedo salire sul bus 54, lo segue un uomo dall’aria losca e il viso deturpato. Immagino già le notizie alla tv il giorno dopo. “Lavoratore bellunese accoltellato sul 54: usciva dall’ufficio a notte fonda”. Qualcuno mi verrà a intervistare, come testimone oculare. Per fortuna, giusto ieri mi sono fatta bionda: le bionde sono più fotogeniche delle brune.

[Chiedo umilmente scusa… ma quando parto per la tangente, parto davvero per la tangente]

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