M’incoraggi ad annullare i miei limiti

Posted on settembre 3, 2010 8:24 am

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Io, sul lavoro, ho un grosso problema: sono aggressiva. Non riesco a trattenermi. E’ più forte di me. In genere, do la colpa ai miei precedenti lavori, ai miei precedenti capi o colleghi, al mondo dell’alta finanza, al maschilismo imperante.

Premetto che non riesco ad essere aggressiva con le donne o i parvenu come me. Ma non riesco a non esserlo coi raccomandati, coi figli di imprenditori/immobiliaristi/finanzieri, coi figliocci dei pezzi grossi, con un’ampia fetta di ex bocconiani.

Inizialmente, il fatto che io fossi sia donna che priva di conoscenze socialmente rilevanti, ha reso la mia strada professionale in salita. Da neolaureata, venni assunta in una banca d’affari, entrando a far parte di un team di quattordici analisti. Quindici compresa me. Quando mi venne offerto il lavoro, mi venne detto, senza giri di parole, che mi veniva offerta quell’opportunità soltanto perché la direzione aveva richiesto una quota rosa. Quattordici uomini e una donna, la sottoscritta. Dieci giovanotti di prestigioso lignaggio, quattro giovanotti estremamente in gamba e una ragazza. Ovviamente, io ero l’appestata della situazione. Nel tempo, ho capito tre cose:

1) mai considerarsi meno in gamba di loro o svantaggiati rispetto a loro;

2) mai farsi mettere i piedi in testa ma, specularmente, metterli in testa a loro;

3) sempre ostentare una superiorità professionale ed intellettuale.

Una volta intuiti questi concetti, ho iniziato ad applicarli, unendoli a impegno, entusiasmo e interesse per il mio lavoro. Mi hanno aiutata a farmi strada. Purtroppo, però, nel tempo, anche cambiando luogo di lavoro, la cosa mi è sfuggita leggermente di mano.

Da qualche mese, infatti, è nata la faida Julie Kohler vs. Analista Crediti Lodigiano (ACL). ACL è il figlioccio del numero 2 dell’azienda e, da qualche tempo, rallegra le nostre giornate. ACL sostiene di essere laureato in economia, ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco. Conosce a malapena di fondamenti di Ragioneria 1. E’ uno che ti chiederebbe di che colore è il cavallo bianco di Garibaldi, per capirci.

Io, ACL, un po’ perché é raccomandato e un po’ perché ne capisce di finanza quanto io ne capisco di astrofisica, lo tratto malissimo. Lui – e in questo un po’ mi fa pena, in fondo – è talmente abituato ad avere la strada spianata, che non ha il coraggio di ribellarsi.

L’altro giorno, però, al telefono, l’ho veramente trattato una merda. E lui, esasperato, in un moto di orgoglio, è venuto nel mio ufficio, dando vita al seguente dialogo tra noi.

ACL: Hai qualcosa da dirmi?

JK: No… ma se tu hai qualcosa da chiedermi, se hai qualche dubbio… ad esempio, sull’uso di Word, chiedimi pure.

ACL: Non ho capito il tuo tono.

JK: E’ il tono che uso sempre con te. Ma se hai qualcosa da dirmi, dimmela pure.

ACL (uscendo dalla porta e, senza neanche guardarmi in faccia, per affermare la propria mascolinità): Stai attenta.

Mi devo dare una calmata o, prima o poi, mi ritroverò sotto casa un gruppo di malavitosi del noto mandamento di Casalpusterlengo.

[Commento di Collega Fetish – sghignazzante e mentre si avvicinava per stringermi la mano: Ma allora te le vai a cercare!]

[Commento di Collega Peso: Dammi il cinque.]

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