Città (non più) vuota

Posted on agosto 30, 2010 11:57 am

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30 agosto 2010. La città si riempie.

Già ieri sera, dalle parti di piazzale Susa, si sgomitava per l’aperitivo. I miei ex compagni d’università, tutti abbronzatissimi e in Fred Perry (una coordinazione da recita scolastica di fine anno) sorseggiavano i loro cocktail con aria rilassata, felici per la ripresa del campionato. Stasera sono beata tra gli uomini, ho constatato a voce alta, con il massimo della convinzione possibile. Si parlava dell’Inter, della filmografia di Tinto Brass, di Alicudi e Filicudi. Accanto a me, Andre mi raccontava con la voce strozzata che la sua ragazza lo aveva lasciato. Ho cercato di tranquillizzarlo ma non ha funzionato. Si parlava del Just Cavalli e Nico ha detto: Ricordo chiaramente che lì Victoria  Silvstedt ha presentato il suo calendario. Francesco, allora, ha chiesto con stupore: Ma quindi eri lì? Nico ha risposto, come se nulla fosse: No, però me lo ricordo. Mentre gli altri lo guardavano straniti, ho cercato di tornare al centro dell’attenzione: Mollo tutto e mi metto a fare lo skipper, ho detto tutto d’un fiato. Non si sono stupiti più di tanto: di volta in volta, me ne esco con idee assolutamente insensate. Soltanto, loro non sanno che un giorno lo farò davvero. Qualcosa di imprevedibile, intendo. Magari, mi trasferirò a Koh Phayam  e venderò bibite sulla spiaggia. Chi può dirlo. Verso le 11, ho mollato loro e sono andata a trovare Pascal: era passato un bel pò di tempo dall’ultima volta. Caffé, due chiacchiere e ripasso della reciproca conoscenza biblica. Qualche scambio di opinioni sui titoli del settore renewables – analisi fondamentale ed analisi tecnica. Tanto per non sembrare troppo gelida, l’ho invitato ad una mia ipotetica festa di compleanno: mi ha detto di tenerlo informato. Infine, ci siamo salutati, chissà se ci saremmo rivisti.

Stamattina, il traffico per le strade era un pò più intenso che nei giorni precedenti: ho inaugurato la stagione facendo il mio celebre numero con la moto, frecciando lungo la fila di macchine accodate e immaginando gli automobilisti che sudavano freddo per l’incolumità dei propri specchietti. Una volta arrivata davanti all’ufficio, lungo il marciapiede, ho ritrovato la solita squadra di muratori bergamaschi. Ho simulato una bella camminata panterata tanto per caricarmi di autostima spicciola. Arrivata alla scrivania, ho acceso il computer e ho trovato una mail del capo del risk management: il contenuto della missiva ha spazzato via tutte le mie certezze sulla bontà della proprietà transitiva. Ma, alle 8.15 del mattino, non ero ancora mentalmente in grado di rispolverare le nozioni imparate in seconda elementare. Sono andata a recuperare Collega Peso e ci siamo fatti un caffé, millantando a vicenda improbabili conquiste fatte nelle ultime due settimane. Ho evitato accuratamente di rivelargli che mi faccio uno che si chiama come un filosofo del ‘600. Noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottati da un capo all’altro. Qualunque scoglio, a cui pensiamo di attaccarci e restar saldi, vien meno e ci abbandona e, se l’inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna. Per noi nulla si ferma. Collega Peso ha studiato da ragioniere: probabilmente, lui Pascal non l’ha mai sentito nominare.

Sono tornata al computer, felice di riprendere la mia vita da dove l’avevo lasciata.

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