L’importante è finire (Post di commiato in due parti)

Posted on agosto 26, 2010 3:40 pm

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Io e te, in fondo, siamo soltanto due ragazzi alla ricerca disperata di emozioni. Non emozioni sintetiche o passeggere, ma emozioni reali. Il distacco che proviamo nei confronti di chi ci circonda, questi nostri coetanei leggeri e patinati, ci fa sentire ancor più vuoti di coloro che disprezziamo. Seppur viziati, spregiudicati ed annoiati, restiamo due sognatori. Tentiamo tenacemente di dare un senso romantico alle nostre vite. Perciò rifuggiamo i legami: legarsi sarebbe come ammettere di essersi arresi alla quotidianità, di essere ordinari, di essere come tutti gli altri. Nella stessa misura in cui siamo critici nei confronti altrui, siamo indulgenti verso noi stessi. Abbiamo grandi ambizioni: nel lavoro, nell’arte, nella vita sociale. Tu, a volte, quando parli di noi, dici che siamo due persone perfette l’una per l’altra che hanno avuto la sfortuna di incontrarsi nel momento sbagliato.

Sono passati cinque mesi da quando ci siamo conosciuti e sembra un’intera vita. Ricordo nitidamente quella prima conversazione tra noi, illuminante e sopra le righe. Nel tempo, ci siamo raccontati l’uno all’altra senza filtri né pudori. Ci siamo presto invischiati in subdoli giochi di potere reciproci: giochi che hai vinto quasi sempre tu. Nonostante questo, non ci siamo mai neppure sfiorati. Una volta, ti ho anche chiesto il perché; ma tu hai risposto soltanto: Per il momento preferisco che sia così. Non so se tu abbia capito che per te sarei stata capace di recuperare i miei entusiasmi e di abbandonare in gran parte il mio cinismo. Forse, hai fatto finta di non capirlo o, forse, non lo hai capito davvero.

A volte, mi hai schernito per la mia mancanza di frivolezza, proprio tu che sostieni di non amare le donne frivole. Altre volte, mi hai lusingata. Sei riuscito a scorgermi mentre gli altri non riuscivano a vedermi. Sei stato spesso scorretto. Una volta mi hai detto Ho passato gli ultimi giorni a chiedermi cosa tu pensi di me. Io ho taciuto, mi erano venuti in mente gli aggettivi cinico e manipolatore.

Ho anche cercato qualcuno che prendesse il tuo posto nei miei pensieri e che fungesse da diversivo. Ma, a posteriori, non ne è valsa mai la pena. Io continuavo a volere te, che regolarmente ti allontanavi, ti rifacevi vivo e sparivi di nuovo. Queste cose non te le ho mai dette. In questi mesi, avrai di certo avuto delle donne, anche se non lo ammetterai mai. Recentemente, sei stato tu a chiedermi se io avessi qualcuno. Me l’hai chiesto all’improvviso, in maniera volgare e secca, senza emozione alcuna. Ho negato e ti ho rivolto la stessa domanda. Anche tu hai risposto di no. Eppure, non ci sarei rimasta male se me lo avessi confermato. I diversivi sono una cosa, noi due siamo oltre. Mi vengono in mente i versi di una canzone di quindici anni più vecchia di noi:

Bien sûr tu pris quelques amants
Il fallait bien passer le temps
Il faut bien que le corps exulte

Non ci sarei rimasta male nel saperlo. Perché tu alla fine hai sempre cercato me, perché nel bene o nel male noi due siamo uguali. A me hai detto cose che non eri mai riuscito a dire a nessuno. Non riesci a essere così libero con nessun’altra, come lo sei con me. Non sono gelosa di te. Potrei invidiare quelle donne perché conoscono l’odore della tua pelle. E loro potrebbero invidiare me perché a me hai mostrato la tua essenza.

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