Le conseguenze del ritorno a casa (Cosimo)

Posted on agosto 25, 2010 10:45 am

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La prima volta che vidi Cosimo, io e le mie amiche stavamo in piedi su un muretto, con le dita avvinghiate ad una rete di metallo. Avevamo dodici o tredici anni. Guardavamo, svogliate, oltre la recinzione, dei ragazzini che giocavano a calcio nel cortile dietro l’oratorio. Era giugno, la scuola era finita da poco. Cosimo era arrivato verso la fine della partita. Di lui in quel momento, riesco soltanto a ricordare la carnagione diafana e i capelli di un castano chiaro, una bicicletta gialla, lo sguardo noncurante. Aveva salutato i ragazzi e ignorato noi che stavamo appollaiate dietro la rete. Il mio ricordo finisce qui. Bizzarramente, mi tornano in mente tanti particolari inutili di quel pomeriggio, mentre il ricordo di ciò che l’ha reso particolare è sfocato e lacunoso.

Qualche mese dopo, lo incontrai ancora. Ci trovammo faccia a faccia e, in quel momento, accadde qualcosa d’indefinibile ma al contempo di definitivo.

E’ stato come essersi riconosciuti. Timidi e solitari com’eravamo, lo sguardo dell’altro ci sarà sembrato familiare. Abbiamo intuito un’affinità e ci siamo riconosciuti. Forse, quando si usa l’espressione “colpo di fulmine”, ci si riferisce proprio a questo: il riconoscersi tra migliaia di persone, l’addurre un’indole comune sulla base di una semplice sensazione. Tempo prima, avevo letto un romanzo e su una precisa parte di esso avevo rimuginato a lungo. Poi, Cosimo aveva dato un senso a ciò che fino ad allora mi era sfuggito.

[…] portava fra le braccia dei disgustosi, inquietanti fiori gialli. Sa Dio come si chiamano, ma per qualche motivo sono i primi che appaiono a Mosca. E questi fiori spiccavano nettamente sul suo vestito nero primaverile. Portava dei fiori gialli! Brutto colore. Svoltò in un vicolo e qui si voltò. Beh, lei conosce la Tverskaja? Su quella strada passavano migliaia di persone ma le giuro che lei vide solo me e mi guardò con espressione non inquieta… addirittura quasi morbosa. E mi colpì non tanto la sua bellezza quanto la straordinaria, indicibile solitudine nei suoi occhi! […]

Incontrare Cosimo è stato essenzialmente questo. Esclusi i fiori, naturalmente.

Per oltre quindici anni non ci siamo mai scambiati né un sorriso né una parola, solo sguardi interminabili, seri e muti. Ci incrociavamo per le vie del paese e ogni reazione era sempre identica a quella della volta precedente. Un paese tanto piccolo e nessuno ci ha mai presentati. E né io né lui abbiamo mai voluto ovviare a questa mancanza.

Stasera cammino annoiata per il corso affollato, non guardo nessuno in particolare. Poi, accidentalmente, il mio sguardo incontra il suo e restiamo a fissarci a lungo, entrambi inespressivi. Seguono per me alcuni minuti di euforia, finiti i quali mi convinco che io e lui siamo proprio due imbecilli.

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