La vita agra

Posted on agosto 1, 2010 12:12 pm

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Julie pregustava un bel week-end al mare, con una festa sulla spiaggia al venerdì sera e un sole brillante al sabato mattina, sotto il quale crogiolarsi un po’.

Venerdì ore 22. Un antico palazzo del centro. Un quartiere vivo di giorno ed obliato di notte. Una strada quasi deserta. Uno dei rari passanti alza lo sguardo, nota l’edificio buio con un’unica finestra illuminata. Adesso, un breve piano sequenza: la dolly, lentamente, partendo dall’inquadratura dell’intero palazzo e della strada, stringe il campo e risale fino al quarto piano dell’edificio, puntando verso l’unica finestra illuminata. Alla scrivania c’è una giovane donna intenta a scrivere a un computer. Vicino alla scrivania si nota una piccola borsa da viaggio.

Nella stanza, entra un signore sudamericano che spinge un carrello. Dice Signora, mi scusi, io dovrei finire il mio lavoro, devo andare a casa. Julie lo guarda con gli occhi stanchi (era entrata in quella stanza appena quattordici ore prima): Prego, faccia pure, non mi disturba affatto.

Julie monta in moto e sono ormai le ventitré. Il centro a quell’ora è desolato, i giovani (e i meno giovani) si sono riversati in altre zone della città, un treno è partito dalla stazione cinque ore fa e Julie, chiaramente, l’ha perso.

Ora, sta guardando incantata le mani di un egiziano che impastano energicamente quella che da lì a poco sarà la sua cena. Julie pensa al momento in cui entrerà in casa, si toglierà le scarpe e mangerà la pizza direttamente nel cartone, guardando mestamente un muro. “Che vitaccia” pensa.

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