Giochi di potere

Posted on luglio 25, 2010 1:32 am

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Mi ero ripetuta tante volte che bisognava arrendersi, lo ripetevo anche agli altri quando mi chiedevano come procedevano le cose con L.

Eppure, quel venerdì sera, a poche ore dal mio ritorno in città, mi ero vestita e truccata nel modo più attraente possibile, mi ero messa in macchina ed ero andata al locale tanto alla moda di cui, al venerdì, L è un habitué.

Le facce conosciute erano davvero poche. C’erano i soliti: Chiara, Gabriele e Claudia. Mi hanno guardato un po’ sorpresi Che ci fai qua? Sorpresi perché non sono mai stata a mio agio in posti del genere. Mi sono soltanto stretta nelle spalle e mi sono diretta al bar, sono tornata con un virgin drink: avevo al contempo bisogno di lucidità e di qualcosa da tenere in mano per sembrare disinvolta.

Poi, ad un tratto, l’ho visto. Aveva i capelli più corti e la carnagione più scura ma era proprio lui. Ho avuto un tuffo al cuore. C’erano le solite sue due amiche  giovani, belle e smunte – che attiravano inevitabilmente lo sguardo di chiunque passasse loro vicino. Mi sono sentita ancora una volta profondamente insicura e fuori posto. Ho cercato di tenermi al di fuori della sua visuale. Sono rimasta lì un’ora, forse un’ora e mezza, ballicchiando con Chiara e Claudia e sentendomi piuttosto buffa, mentre Gabriele sporadicamente si alzava dal divanetto per andare a corteggiare infruttuosamente una ragazza a caso.

Mi sono sforzata di non cercare L con lo sguardo, quando ho deciso di andare via. E ho provato un certo orgoglio nell’esserci riuscita. Te ne vai di già? Ha chiosato Claudia. Mi sono nuovamente stretta nelle spalle. Questo posto non fa per me, ho detto.

Poi, mentre uscivo, il mio karma mi ha giocato un altro dei suoi scherzi. Lui era lì, stava fumando una sigaretta. Mi ha guardato prima con indifferenza, poi non appena mi ha riconosciuto, sul suo viso ho potuto leggere una genuina sorpresa.

Sono riuscita solo a dire Buonasera. Lui ha sorriso e io ho sentito un altro tuffo al cuore. Buonasera a te, sei sempre così formale. Sapevo che gli piaceva questo mio modo di fare, me l’aveva detto altre volte. E aveva aggiunto Mi avevi detto che non ti piace ballare. Come mai sei qui? Ma lui conosceva benissimo la risposta, sapeva che lo desideravo, che l’avevo sempre desiderato, sin da quella sua prima proposta indecente a cui avevo reagito con sdegno: era stata una proposta disinvolta, fatta con naturalezza mentre il giorno andava a morire in un acquario intriso di sangue e la città, vista da quella terrazza, era ai nostri piedi.

Ho evitato di rispondere a una domanda tanto insidiosa. Ho soltanto detto: Stavo andando via. Lui mi ha guardato – una lunga occhiata dalla testa ai piedi: Sei in macchina o in moto? Mi era venuta voglia di rischiare: Sono a piedi, stavo per chiamare un taxi.  E, come previsto, l’ho sentito dire: Non abiti poi così distante da qui, se vuoi ti accompagno, così parliamo un po’. Il mio bluff aveva funzionato.

Nella sua auto le parole faticavano a venir fuori. Mi ha chiesto com’era andata la settimana. Gli ho detto che ero stata su un’isola, che avevo preso molto sole, avevo scritto e osservato. Poi, una volta sotto casa mia, contro ogni previsione, ha parcheggiato e spento il motore. Si è girato verso di me. Mi ha accarezzato il collo e le sue dita hanno iniziato a scendere giù lentamente seguendo la curva dei seni. L’ho lasciato fare. La sua carezza diventava sempre più audace e mentre io respiravo a fondo, lui continuava a guardarmi negli occhi. Gli piaceva l’idea di possedermi, di sentirmi fremere, di potermi manipolare. Mi ha detto in tono fermo: Apri le gambe. Ho sentito la sua mano posarsi sul mio ginocchio e poi lentamente risalire. E’ andato avanti finché non mi ha sentito venire. Poi ha tolto la mano e mi ha detto sorridendo: Buonanotte.  Sono rimasta attonita, ma solo per qualche secondo. Questo round era stato decisamente vinto da lui. Aveva definito i ruoli e messo in chiaro le cose. Sentivo un po’ freddo e mi sembrava di osservare la scena da fuori, tanto era il distacco che provavo. Buonanotte a te, ho risposto come se nulla fosse.

Mentre mi dirigevo verso il portone di casa, le mie gambe tremavano ancora leggermente.

[Mi sono svegliata di soprassalto, mi sono sentita triste per diverse ore come se non si fosse trattato soltanto di un sogno]

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