Sulla via del ritorno

Posted on luglio 23, 2010 12:31 pm

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Mi trovo in un locale. Musica house assordante. Giovani corpi si dimenano al centro della sala. Io sto seduta al bancone e sorseggio un white russian in silenzio, osservando ciò che mi succede intorno: ne scriverò più tardi – se ne varrà la pena.

Nel locale, i ragazzi sono giovani e le ragazze sono così belle e seducenti nella semplicità post-adolescenziale che le contraddistingue. I miei compagni di viaggio si dimenano sulla pista. Sembra che si stiano divertendo e, ogni tanto, con larghi cenni, mi fanno segno di raggiungerli. Io, ogni volta, scuoto la testa sorridendo. Sono una pessima ballerina. Non ricordo più chi abbia avuto la brillante idea di venire qua. Il terzo white russian sta avendo la meglio sulla mia lucidità.

Un giovane uomo si avvicina a me: circa venticinque anni di età, altezza media, incarnato e colore dei capelli da nord europeo. Mi saluta e si siede sullo sgabello accanto al mio. Faccio fatica a sentire quello che mi dice. La musica è troppo alta. O forse è l’effetto della vodka. Comunque sia, ci siamo. Neppure io, nonostante abbia cercato di mantenere un profilo basso, sono riuscita a sfuggire a questa ondata di ormoni e testosterone che impregna l’isola. I miei amici ci guardano incuriositi e ridacchianti: li ignoro.

In un solo sorso, finisco quel che resta del white russian. Lui mi sorride e, in un inglese pressoché perfetto, mi chiede se me ne può offrire un altro. Gli rispondo in un inglese alcolico e improvvisato: Meglio di no, stasera ho bevuto fin troppo. E sorrido a mia volta, con un sorriso che immagino sbilenco.

Lui dice: Sei l’unica persona in questo locale che non sta facendo finta di divertirsi. Gli domando: Cosa ti fa pensare che tutta questa gente non si stia divertendo per davvero? E lui: Questa – fa un cenno con la testa, indicando la bolgia davanti a noi – non può essere la felicitàè soltanto un’illusione, un riflesso della felicità stessa. Faccio fatica a seguire il senso del suo discorso: colpa dell’alcol, del suo inglese perfetto e della musica dal volume straniante. La mia mente subisce qualche minuto di vuoto: mi ritrovo fuori dal locale, camminando di fianco a lui, continuando a chiacchierare di qualcosa che non capisco ed avanzando lentamente per le stradine tortuose fatte di ciottoli. Non gli ho ancora chiesto come si chiama e lui non lo ha chiesto a me. Meglio così. Non sono mai stata con un uomo di cui non conoscevo il nome. Quand’è stata l’ultima volta in cui ho fatto qualcosa per la prima volta?

Ora siamo in un piccolo cortile buio. Siamo circondati da casupole candide con porte e finestre sbarrate: sembra quasi che vogliano lasciar fuori la perdizione e l’invasione di questi giovani barbari europei, professionisti del divertimento a tutti i costi. Lui mi spinge delicatamente in un angolo e inizia a baciarmi. Come al solito, non riesco a mantenere i miei propositi da osservatrice. Eppure è così bello sentirsi desiderati, che sia per un’ora o una notte. Consumiamo il nostro desiderio in silenzio, soffocando i gemiti, mentre il buio attorno a noi è totale – o forse è soltanto colpa del mio cervello, in preda ad altri attimi di vuoto.

Ci ricomponiamo e ci guardiamo di sottecchi e per un po’ non sappiamo cosa dire. E’ quasi mattina. Faccio per salutarlo ma lui insiste per accompagnarmi. Una volta giunti davanti all’albergo, mi chiede qual è il mio nome. E io: Se te lo dicessi romperei questo alone di irrealtà che ci circonda, rovinando così una notte perfetta. E, per la stessa ragione, non voglio conoscere il tuo. Allora, lui domanda – e il suo è un tono di sfida: Quindi, come suggerisci di concludere questa notte perfetta? Gli sorrido e, d’impulso, dico qualcosa d’inaspettato per entrambi: Potresti abbracciarmi? Solo per qualche minuto. Ci sediamo su un muretto e mi tiene stretta a sé. Il cielo sta iniziando a schiarirsi. Non fraintendermi se ti dico che resterei così per sempre, dico. So esattamente cosa intendi, aggiunge lui.

La felicità si manifesta nelle forme più contorte.

Da lontano, scorgo i miei amici: hanno il passo stanco e uno dei ragazzi barcolla impercettibilmente. Il cielo, intanto, si sta imbrattando di commoventi sfumature color pesca. Tra qualche ora, un aereo dal colore bianco accecante ci porterà via da lì.

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