Cassetti della memoria

Posted on luglio 5, 2010 3:51 pm

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Una cosa che non mi piace fare è mettere in ordine armadi, cassetti, cantine e scatole. Durante queste noiose e lunghe operazioni è facile che mi capiti tra le mani qualcosa in grado di suscitare un ricordo, un’emozione, un pensiero che era stato sepolto sotto altri mille pensieri.

Quando sono consapevole di quello che posso trovare, tutto è molto più semplice ed indolore. Tempo fa, riordinando la cantina, ho trovato i regali di Andrea, la sua tesi, i suoi libri, i diari dei nostri viaggi insieme… Ho messo tutto quanto in un sacco e l’ho buttato insieme a tante altre cose insignificanti. Quattro anni in un sacco di plastica azzurra, impensabile che in così poco spazio possa entrare un intero scorcio della vita di due persone.

L’altro giorno, invece, riordinavo i cassetti dello scrittoio, senza sospettare cosa vi avrei trovato. Ho ritrovato tutti i racconti che avevo scritto durante gli anni del liceo e che mi avevano seguito nei vari traslochi, ma che non mi soffermavo più a rileggere da chissà quanto tempo. Ho preso quei quaderni tra le mani, accarezzandone le copertine decorate con disegni infantili, li ho aperti uno ad uno. Leggendo tra le righe e con il senno di poi, ho ritrovato tutti i miei desideri e le mie speranze di adolescente, la voglia di evasione, la ricerca di una via di fuga da una vita di provincia monotona e caratterizzata da giorni terribilmente uguali tra loro. Gli intrecci erano puerili, le tematiche insignificanti, eppure lo stile era piacevole e incalzante. Mi sono chiesta perché ad un certo punto avessi smesso di fare qualcosa che mi rendeva felice, qualcosa per cui avevo una particolare attitudine (usare la parola talento sarebbe fuori luogo). Ho provato un’infinita tenerezza per ciò che ero, per ciò che avrei potuto diventare e che ho scelto di non essere.

Quando ero bambina, le mie coetanee sognavano di fare le ballerine o le veterinarie ed io  sognavo di diventare una scrittrice. Ricordo che c’era un libro molto caro a mia madre, Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Mia madre mi diceva Quando sarai grande scriverai anche tu un libro sulla tua famiglia. Tutti hanno sempre pensato che avrei vissuto delle mie parole e che sarei stata una giornalista o una scrittrice. Pensandoci a posteriori, la mia vita ha preso tutt’altra direzione esclusivamente per un moto di ribellione, per una sfida nei confronti di chi pensava che non avrei potuto essere nulla di diverso da quello che era stato idealmente pianificato per me.

Sono felice di come siano andate le cose. Mi basta che il mio amore per la scrittura si manifesti nel modo in cui dovrebbe: come una pura passione, dagli effetti catartici e liberatori. Soltanto, mi spiace un po’ per mia madre, per quel libro promesso e mai scritto.

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