L’assessment

Posted on giugno 8, 2010 8:00 pm

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Giungo all’indirizzo che mi era stato detto, con anticipo più che decente. La maggior parte degli altri candidati è già lì e chiacchiera in preda all’eccitazione. Non so perché, ma mi tengo in disparte. Anzi so esattamente il perché: perché sono una snob e perché loro hanno l’aria troppo inconsapevole per essere degli analisti finanziari con le contropalle, come lo sono io.

Da almeno quattro anni, non partecipo a uno di quegli “assessment di gruppo” (come li chiamano i selezionatori). Li ho sempre odiati: una volta, durate una sessione presso una grande compagnia petrolifera, il selezionatore ha chiesto ai candidati di parlare di sé “in maniera fantasiosa, con l’ausilio di immagini e altri strumenti” e il tipo seduto accanto a me si è messo a fare il ventriloquo con una marionetta di carta, al che io mi sono alzata, ho salutato cordialmente e me ne sono andata. E’ chiaro che la finanza mondiale sia stata portata sull’orlo del precipizio grazie a queste ridicole strategie di selezione del personale . Il mondo della finanza è pieno di idioti, gente che sa a malapena dove si trova il proprio culo.

Oggi, tuttavia, anche loro mi guardavano con una certa diffidenza.

Ho riconosciuto una tizia che aveva partecipato a un reality show di Sky finalizzato a redimere le malvestite milanesi. Questo lo so perché, quando per le vacanze di Natale sono costretta a dividere lo stesso tetto con i miei famigliari, passo gran parte del mio tempo a guardare i peggiori programmi di Sky. Questi programmi hanno su di me un effetto catartico: in quei giorni io sarò pure costretta a confrontarmi con la follia, ma c’è gente che sta peggio di me. Tanto per la cronaca, sembrava che il programma non avesse avuto alcun effetto sul pessimo gusto nel vestire di quella ragazza.

C’era anche un candidato che parlava con l’intercalare tipico del venditore porta a porta di Folletto. Continuava a dire “tu mi insegni che” e “come tu mi insegni” senza che ci fossimo mai visti prima e, probabilmente, se lo avessi visto prima, magari mentre giungevo lì, lo avrei tirato sotto con la moto. E non solo per colpa dell’intercalare: ha anche avuto il coraggio di affermare che per lui lavorare lì “sarebbe come per un calciatore riuscire a giocare nella Juventus”. Per un attimo ho meditato di tirarlo sotto all’uscita.

Come al solito, una volta sedutici intorno all’immancabile tavolo ovale, i selezionatori ci hanno chiesto di parlare di noi. E’ questo il momento che preferisco, il momento in cui tolgo qualsiasi punta di autostima agli altri candidati. Prima dico la mia età, poi snocciolo con naturalezza i punti salienti della mia carriera professionale e nel frattempo guardo le loro facce stupite e i loro occhi sgranati. Poi dico “questo è quanto” e qualcuno tiene ancora la bocca aperta. E’ la parte che più apprezzo, ovviamente non posso sempre farlo, altre volte capita di incontrare gente di gran lunga più cazzuta di me e la riconosco alla prima occhiata. Oggi, però la situazione era quella giusta. E mi sono perfidamente divertita un sacco.

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