Andrew

Posted on maggio 16, 2010 2:10 pm

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Il mio amico Andrew ha circa trentanni, è alto di statura e mite d’animo ed è piombato all’improvviso nella mia vita in un giorno qualunque.

Io e Andrew, quando ci vediamo, passiamo molto tempo a parlare. Il fatto che le nostre vite siano separate e che lui non esista nel mio mondo e io non esista nel suo e che esistiamo insieme solo in una dimensione rarefatta, governata da un accordo tacito e utilitaristico, ci facilita il compito di mostrarci reciprocamente per ciò che realmente siamo e ci consente di confessarci con schiettezza e semplicità.

Cosa mi piace di Andrew: la voce roca e profonda; la consistenza dei suoi capelli (e passarci in mezzo voluttuosamente le mie dita); quando canta “Happiness is a warm gun” dei Beatles; guardarlo mentre le mie unghie scorrono lungo la sua schiena; quando mi telefona e mi chiede “ti disturbo?” e io rispondo “tu non mi disturbi mai”; quando mi guarda con quell’espressione tutta sua, in bilico tra il riflessivo, il divertito e lo sconcertato; quando lo provoco con le parole e lui fa finta di niente.

Cosa non mi piace di Andrew: l’autocontrollo; il distacco che mostra nelle situazioni e verso le cose; il suo essere parco di baci; l’imprevedibilità; la scarsa attenzione ai particolari; l’egoismo.

Io e Andrew parliamo spesso di quello che vorremmo o che ci aspetteremmo dall’età adulta. Io ne parlo con nostalgia, come se fosse un’occasione perduta per sempre. Lui ne parla con distacco, come se narrasse della vita di qualcun altro.  Siamo due persone indifferenti che colmano una parte dei propri vuoti in occasionali quanto intense domeniche pomeriggio. Può sembrare una storia triste, ma a me piace pensare che, in fondo – anche per il solo fatto di esserci trovati casualmente e poi compresi in un istante – sia soltanto una coincidenza romantica.

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