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	<title>La Sposa in Nero</title>
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	<description>Someday all this mess will make me laugh</description>
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		<title>La Sposa in Nero</title>
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		<title>Tutto è bene quel che comincia bene</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 23:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio]]></category>
		<category><![CDATA[Comparse]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele]]></category>
		<category><![CDATA[Giorni contorti]]></category>
		<category><![CDATA[I conti tornano]]></category>
		<category><![CDATA[Negli occhi di tutti gli uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[Dormo poche ore. Mi sveglio di soprassalto. Allungo una mano verso l&#8217;interruttore. Salta la corrente. L&#8217;anno nuovo inizia magnificamente. Meno di cinque ore fa ho avuto l&#8217;ennesimo litigio con Gabriele, un litigio a distanza &#8211; of course. Mi dispiace? Non lo so. Come mi sento? Disperata. Forse. Ripristino la corrente. Due lampadine saltate. Ottimo. Accendo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3308&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dormo poche ore. Mi sveglio di soprassalto. Allungo una mano verso l&#8217;interruttore. Salta la corrente.</p>
<p>L&#8217;anno nuovo inizia magnificamente.</p>
<p>Meno di cinque ore fa ho avuto l&#8217;ennesimo litigio con Gabriele, un litigio a distanza &#8211; <em>of course</em>. Mi dispiace? Non lo so. Come mi sento? Disperata. Forse.</p>
<p>Ripristino la corrente. Due lampadine saltate. Ottimo. Accendo la tivù a dita incrociate, non ho altre lampadine di riserva. Stanno trasmettendo il concerto di Capodanno, tra un po&#8217; il pubblico inizierà a battere le mani, tenendo il tempo come lo tengo io quando faccio <em>spinning</em> &#8211; cioè andrà fuori tempo; però è sempre bello guardarlo. I bisogni primari, dopo il risveglio complicato, iniziano a bussarmi al cervello. No, non ho fame. Piuttosto, realizzo che non scopo da due mesi. Mi sono arresa all&#8217;evidenza che, con chiunque io possa andare a letto, finirei col pensare a Gabriele. E scopare con la mente occupata sarebbe come non scopare affatto.</p>
<p>La notte appena trascorsa la ricordo a tratti. Cena tra amici. Per alcune ore ho fatto finta di essere una ragazza allegra e normale. Si è presentata l&#8217;opportunità di non svegliarmi da sola il mattino dopo; ne ho valutato i pro e i contro e mi sono scoperta irrimediabilmente stanca: spossata all&#8217;idea di ricominciare daccapo, con qualcun altro &#8211; qualcuno che non sarebbe mai stato Gabriele.</p>
<p>Ore dopo, mi sono ritrovata a ballare nella penombra di un locale. Doveroso cocktail stretto tra le dita. Solite scene. Un tizio mi ha guardato. Io ho sostenuto il suo sguardo e gli ho sorriso. Abbiamo ballato insieme. Si è avvicinato per baciarmi. L&#8217;ho bloccato. <em>Andiamo fuori a fumare, </em>ho detto. Pochi istanti dopo, ci siamo ritrovati al freddo. A scaldarci solo la sigaretta, per quanto possibile. Lui è rimasto in silenzio. Non ci siamo ancora presentati, né lo faremo dopo. Ho aspirato una prima boccata: <em>Non è Gabriele. </em>Seconda boccata: <em>Però potrei almeno baciarlo, giusto per vedere che succede. </em>Alla terza boccata, mi sono decisa a parlargli: <em>Credo</em> <em>che tu sia inciampato nell&#8217;unica ragazza in tutto il locale che stanotte non ha voglia di essere baciata. </em>Inaspettatamente, non mi ha mandato affanculo. Ha detto soltanto, sorridendo: <em>Sono fortunato, che vuoi farci. </em>Ancora altro silenzio. Poi, ha ripreso: <em>Quali sarebbero le tue aspettative per stanotte? </em>Ho risposto senza pensarci: <em>Non ne ho, né per stanotte, né per il futuro. </em>Lui mi ha guardato, ha tirato l&#8217;ultima boccata e gettato il mozzicone: <em>Come vuoi, </em>ha detto. Si è avvicinato, mi ha baciato su una guancia ed è rientrato. La voce squillante di Dona mi ha riportato nel mondo. Mi sono ritrovata con la sigaretta spenta tra le dita, i polpastrelli congelati. Non so quanto tempo fosse passato: ero rimasta immobile, persa chissà dove. <em>Dov&#8217;eri finita? Ho visto il tipo che avevi rimorchiato: pomiciava con un&#8217;altra. Mi sono preoccupata, </em>ha detto Dona e ha agitato una mano davanti al suo naso, come se la mia sigaretta fosse ancora accesa.</p>
<p>Un&#8217;ora dopo, io e Dona siamo in macchina. Mi fanno male i piedi. Per le strade non c&#8217;è nessuno. La guida scivola via veloce. Dico: <em>In fondo, non è poi difficile rimorchiarli. Li guardo negli occhi, gli sorrido. L&#8217;alcol fa il resto. La parte difficile è quando siamo faccia a faccia, ci guardiamo da vicino e penso &#8220;Non è Gabriele&#8221;. Loro non hanno i suoi occhi dorati né quel suo modo di sorridere. E allora, mi rendo conto che con loro non potrà esser lo stesso né sarà meglio.</em></p>
<p>Dona osserva<em>: Ma Alessio ti piaceva, no?</em></p>
<p><em>Alessio mi è sempre piaciuto. Mi piace ancora. Ritrovarlo è stata una sorpresa. Però, non so, </em>affermo pensierosa. Non sono capace di terminare la frase. Mi ritrovo nell&#8217;alba scura di un nuovo anno. Poco dopo, vado a dormire, non sono triste, solo, non riesco a realizzare come mi senta o cosa stia provando.</p>
<p>Dormo poche ore. Mi sveglio di soprassalto. Tra pochi istanti, farò saltare la corrente. Un anno di disastri annunciati o soltanto la mia paranoia?</p>
<p>Mi alzo imprecando. Ho un&#8217;unica certezza. Oggi è il primo giorno di nulla.</p>
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		<title>Una città d&#8217;estate, una mansarda e far finta che alla fine non me ne andrò</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 12:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gabriele]]></category>
		<category><![CDATA[De battre mon cœur s'est arrêté]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ultima volta che ci siamo trovati faccia a faccia, era piena estate, una città estranea e straniera a incorniciare un inedito frammento di noi. Quando gli altri mi chiedono perché ho preso quell&#8217;aereo, perché ho voluto infliggere un accanimento terapeutico a un amore morente, io, allora, gli descrivo il tuo sorriso. Torno indietro coi ricordi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3270&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima volta che ci siamo trovati faccia a faccia, era piena estate, una città estranea e straniera a incorniciare un inedito frammento di noi.</p>
<p>Quando gli altri mi chiedono perché ho preso quell&#8217;aereo, perché ho voluto infliggere un accanimento terapeutico a un amore morente, io, allora, gli descrivo il tuo sorriso. Torno indietro coi ricordi, a una sera di fine giugno, la tua camera colma di scatoloni, io e te seduti sul letto, l&#8217;uno di fronte all&#8217;altra, le gambe incrociate. Io dico: <em>Ho comprato un biglietto aereo. Tra un mese sarò lì. </em>E tu, in quel momento, hai smesso di guardarmi e hai sorriso. E un sorriso così non l&#8217;avevo mai visto e sarà una delle cose di te che non potrò scordare. Un giorno mi chiederanno: <em>Che fine ha fatto Gabriele? </em>E  la prima cosa a cui penserò sarà il tuo sorriso in quella sera di giugno, a quella piega delle labbra che esibiva gioia e amore.</p>
<p>Ecco, quando mi dicono che non avrei dovuto prendere quell&#8217;inutile aereo, io mi giustifico con il tuo sorriso di allora.</p>
<p>La notte in cui quell&#8217;aereo mi ha portata da te, mi aspettavi all&#8217;uscita della metropolitana e t&#8217;ho abbracciato senza guardarti, perché temevo che niente fosse più uguale a prima e io non sono capace di metabolizzare i cambiamenti. Abbiamo camminato per le strade buie e deserte del quartiere. Mi hai preso la mano all&#8217;improvviso. Nello stesso istante, senza guardarti, senza dire una parola, io mi sono sentita a casa.</p>
<p>Sono riuscita a guardarti in faccia solo dopo che siamo entrati nel tuo sgangherato appartamento, una mansarda arroventata di giorno e gelida di sera. <em>Fa schifo, lo so, ma è temporaneo, </em>ti sei giustificato. E&#8217; stato allora che ti ho guardato negli occhi e ne ho riconosciuto i bagliori dorati e tutto mi sembrato uguale a prima che te ne andassi. E quello che è successo dopo, quella notte, è solo nostro.</p>
<p>Sono stati tre giorni crudelmente belli. E l&#8217;intensità di ogni istante, gli sguardi, le carezze, il sesso, i discorsi nostalgici e carichi di incertezze, le risate e i progetti dichiarati per il futuro &#8211; un futuro in cui a parole io e te non eravamo ricompresi nella stessa frase: ciascuna di queste cose è stata perfetta. Perfezione dovuta al fatto che io e te non avremmo mai potuto stare insieme. Semplicemente, un giorno a me sarebbe rimasto soltanto il tuo sorriso.</p>
<p>Ora, la rabbia mi mangia viva, lo sai. <em>Non puoi ferirmi più di quanto tu non abbia già fatto. </em>Riesco solo a mettere insieme insulse frasi da <em>soap opera. </em>E sono diventata quella che non avrei voluto mai.</p>
<p>Non  posso perdonarti per avermi mostrato quanto tu fossi fragile e la facilità con cui le persone possano essere messe da parte soltanto volendolo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3270/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3270&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Two for the dancefloor</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 15:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Other stories]]></category>
		<category><![CDATA[Faccio cose vedo gente]]></category>

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		<description><![CDATA[Io e Dona siamo appoggiate alla balaustra e guardiamo giù. Sotto i nostri occhi c&#8217;è una folla scatenata che vibra a ritmo di musica, nel misto di penombra e luci stroboscopiche. Dona, assorta, esclama: E&#8217; come trovarsi in un negozio di caramelle e volerle provare tutte. Dona va oltre il mio truffautiano e provocatorio Io mi interesso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3300&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io e Dona siamo appoggiate alla balaustra e guardiamo giù. Sotto i nostri occhi c&#8217;è una folla scatenata che vibra a ritmo di musica, nel misto di penombra e luci stroboscopiche. Dona, assorta, esclama: <em>E&#8217; come trovarsi in un negozio di caramelle e volerle provare tutte.</em></p>
<p>Dona va oltre il mio truffautiano e provocatorio <em><a title="Manifesto" href="http://thebrideworeblack.wordpress.com/il-mio-manifesto/">Io mi interesso a tutti</a>. </em>A lei piacciono davvero tutti. Mi ha trascinato qui per incontrare un tipo per nulla attraente. Di cui candidamente continua a domandarmi: <em>Che dici, è troppo brutto? </em>Ogni volta, le rispondo: <em>Dona, deve piacere a te. L&#8217;importante è che piaccia a te. </em>Dona sente che il 2012 sarà l&#8217;anno buono e che il Natale le porterà un ragazzo coi fiocchi. <em>Ma andrebbe bene</em> <em>anche senza fiocco, </em>precisa lei ridendo.</p>
<p>Al bancone ordino il solito vodka lemon, Dona dice: <em>Lo stesso per me. </em>Poi, si gira verso di me e chiede: <em>Cos&#8217;è che hai preso? </em>E scoppiamo a ridere. Riesce sempre a mettermi di buonumore, con i modi da finta svampita e le battute fulminanti.</p>
<p><em>Mi piacciono troppo gli uomini, </em>ripete sospirando e continuando a guardare la folla sotto di noi<em>. Anche a me</em>, aggiungo io. L&#8217;orologio segna quasi le quattro del mattino. Sono ubriaca e confusa.  E, per la prima volta, da quando lo conosco, non sto pensando a Gabriele.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3300/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3300&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;impressione di scissione è totale; ormai sono prigioniera in me stessa.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 15:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele]]></category>
		<category><![CDATA[L]]></category>
		<category><![CDATA[Other stories]]></category>
		<category><![CDATA[Via con me]]></category>

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		<description><![CDATA[Non faccio altro che ripetermi. Mi ripeto così tanto che poi finisco con l&#8217;essere annoiata da me stessa.  E poi, odio la mia pochezza d&#8217;animo e il modo ciclico che ho di lanciarmi in ricerche ansiose e inconcludenti. Sono prevedibile e non riesco a tollerarlo. Non sopporto neanche il mio continuo immaginare ad occhi aperti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3293&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non faccio altro che ripetermi. Mi ripeto così tanto che poi finisco con l&#8217;essere annoiata da me stessa.  E poi, odio la mia pochezza d&#8217;animo e il modo ciclico che ho di lanciarmi in ricerche ansiose e inconcludenti. Sono prevedibile e non riesco a tollerarlo. Non sopporto neanche il mio continuo immaginare ad occhi aperti situazioni che non avverranno mai, il che è un po&#8217; come sentirsi soli e allora provare ad intrattenersi da sé.</p>
<p>Mi guardo negli occhi ogni mattina, in piedi davanti allo specchio, per farmi forza. Mi dico che un giorno riuscirò a non essere più così platealmente sbagliata. Non che ci creda veramente. Ma non ho altra scelta che illudermi.</p>
<p>Mi ripeto. Non faccio altro che dire che Gabriele mi manca, che avrebbe potuto salvarmi ma non ne è stato all&#8217;altezza o che forse ha solo considerato che io non ne valessi la pena. Vorrei che lui me lo cancellassero dalla mente, come in quel film. Vorrei riuscire a non dire sempre le stesse cose. O quantomeno, a non mettere il suo nome in una frase qualsiasi, quasi lui fosse un vizio che non riesco a smettere.</p>
<p>Vorrei che qualcuno mi abbracciasse. Per l&#8217;amore esiste l&#8217;immaginazione. Per il sesso le dita. Per il calore umano, invece, ci vorrebbe un&#8217;altra persona.</p>
<p>Negli ultimi mesi, mi sono imbattuta in un paio di brave persone. Da subito, mi sono fatta degli scrupoli a mostrargli ciò che davvero sono, con i gorghi senza fine, il buio e tutto il resto. Ma è stato inutile, perché la puzza di marcio l&#8217;hanno odorata subito e io me ne sono vergognata moltissimo. Le persone sane riconoscono quelle disturbate e le tengono a distanza; così come quelle disturbate si riconosco tra loro e tendono a legarsi, altrimenti L non continuerebbe a cercarmi, dopo tutto questo tempo.</p>
<p>Vorrei dimenticare questi due anni. Recuperare il tempo sprecato. Rassegnarmi all&#8217;incapacità di prender parte al mondo.  Se potessero cancellarmi tutto questo dalla testa, come in quel film, sarebbe un sollievo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3293/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3293&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Smettere di scrivere è come prendere un vizio</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 03:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Other stories]]></category>

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		<description><![CDATA[Smettere di scrivere è come prendere un vizio. Dici: posso smettere e ricominciare quando voglio. Poi, passano dei mesi senza riempire una sola riga. Infine, quando ti costringi a rimettere le dita sulla tastiera, è difficile muoverle in sequenza fino a comporre la storia che vorresti raccontare. Non che ci sia molto da dire. Gabriele non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3285&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Smettere di scrivere è come prendere un vizio. Dici: posso smettere e ricominciare quando voglio. Poi, passano dei mesi senza riempire una sola riga. Infine, quando ti costringi a rimettere le dita sulla tastiera, è difficile muoverle in sequenza fino a comporre la storia che vorresti raccontare.</p>
<p>Non che ci sia molto da dire. Gabriele non c&#8217;è più. No, non nei miei pensieri. In quelli c&#8217;è sempre, qualsiasi cosa io stia facendo o con chiunque io sia, in un angolino della mia mente lui mi perseguita. Mi sono sentita come un giocattolo messo da parte, a un certo punto. Cose che capitano. Ci siamo incontrati sporadicamente in questi mesi. Episodi da commedia romantica. O liti furibonde. Finivamo sempre a letto, silenziosi e disperati. Poi, mi sono arresa. Stanca di essere quella che combatte. E che perde. O viene ferita a morte. E in fondo è sempre lo stesso esito.</p>
<p>A parte le pseudo-tragedie sentimentali, i miei giorni sono schiavi di mercati finanziari in tensione e business plan che non reggono. Il mio capo arriva alla fine e sfodera il suo sorriso smagliante, parla ogni volta in prima persona e non manca di prendere a prestito i miei meriti, senza ridarmeli indietro. Le colleghe culone sgranocchiano acide le merendine ipercaloriche del distributore automatico; sghignazzano per la cacciata con disonore dell&#8217;odiato principe ereditario Collega Fetish; parlano di diete e intanto lo schermo del mio pc lampeggia, in una mail Collega Gavetta  mi scrive: &#8220;A voglia de fa&#8217; diete, quelle se magnano pure a me&#8221;.</p>
<p>I miei amici sono sempre gli stessi. Più o meno. Qualcuno in meno, qualcuno in più. Nico e Ste parlano spesso di me al telefono; hanno fatto anche una videoconferenza con la Michela su Skype. Una sera, hanno deliberato di mandare avanti Nico. <em>Siamo preoccupati che tu faccia qualche sciocchezza. </em>Siete degli idioti. No, questo non gliel&#8217;ho detto; però, l&#8217;ho pensato. La festa dei miei trent&#8217;anni è stata grandiosa e inutile. Ho sperato fino all&#8217;ultimo istante che Gabriele venisse. Ma Gabriele era arrabbiato con me. Due settimane prima era tornato e io non c&#8217;ero. E allora, giù di ripicche. Telefonate odiose: io che piangevo e lui che restava in silenzio. Poi, c&#8217;è stata la mia festa. Lui è stato l&#8217;unico regalo di compleanno che non ho potuto avere.</p>
<p>A volte, penso al futuro. E mi sembra che non ce ne sia davvero uno. Per me, è sempre oggi. L&#8217;ieri l&#8217;ho perso. Il domani non promette niente di buono.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3285/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3285&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>About him. Or about me. (There are not so many differences)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 14:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gabriele]]></category>
		<category><![CDATA[Il passato è una terra straniera]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sembra che tutti facciano dei passi in avanti, tranne me. Percepisco il tempo che passa. Scorre e tutti si muovono di conseguenza. Soltanto io resto ferma. Mi blocca il ricordo di qualcuno che è andato via. O forse, la speranza di qualcosa che neanche io so. E mi restano solo la rabbia e l&#8217;incapacità di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3261&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra che tutti facciano dei passi in avanti, tranne me.</p>
<p>Percepisco il tempo che passa. Scorre e tutti si muovono di conseguenza. Soltanto io resto ferma. Mi blocca il ricordo di qualcuno che è andato via. O forse, la speranza di qualcosa che neanche io so. E mi restano solo la rabbia e l&#8217;incapacità di scegliere: mi si incollano alle dita e non riesco a togliermele di dosso, tanto è il dolore. Rimango immobile sul ciglio delle mie emozioni e non posso far altro che guardare gli altri che vanno avanti e lo fanno con una naturalezza che mi prende a calci in faccia.</p>
<p>C&#8217;è un modo di dire. <em>Lui è diventato una parte di me. </em>Ma, per me, non è proprio un modo di dire. Da quando lui non c&#8217;è più, io sento un vuoto proprio a destra dello stomaco, come se mi avessero asportato un organo vitale. Un vuoto che mi affatica il respiro e mi piega in due dal dolore.</p>
<p>Ci sono delle cose di lui che mi mancano. Cose per cui provo imbarazzo, perché mostrano la mia fragilità e quanto io sia sciocca. Mi manca guardarlo dormire, ad esempio. Mi bastava osservarlo respirare accanto a me.  Guardare le ciglia folte a incorniciargli le palpebre chiuse. Soffermarmi sulle sue labbra carnose e immobili. Soppesare l&#8217;idea di essere finalmente arrivata in un posto tranquillo, in cui poter restare, e che quel luogo fosse lui.</p>
<p>E&#8217; proprio questo ricordo &#8211; di lui che mi dorme accanto e che di lì a poco si sarebbe svegliato e mi avrebbe guardata come se fossi l&#8217;unica altra persona al mondo &#8211; che non mi fa andare da nessuna parte.</p>
<p>Ho il terrore che, con il passare del tempo, torneremo ad essere due estranei &#8211; come era prima che ci trovassimo, <em>che lui mi trovasse</em> -  e io non potrò più guardarlo dormire. Ho paura perché, in questo, io perdo sempre. Ho pensato che, se resto ferma, magari la fine impiegherà un po&#8217; più tempo a mangiarci vivi.</p>
<p>No, non mi muovo d&#8217;un passo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3261/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3261&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Via &#8211; Parte II (Un seguito inutile)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 13:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Other stories]]></category>
		<category><![CDATA[Giorni a perdere]]></category>
		<category><![CDATA[Il passato è una terra straniera]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho imparato ad apprezzare il mare quand&#8217;ero già grande. Con questa parola &#8211; mare -  non intendo le mattinate in spiaggia, fatte di indolenza e ustioni di primo grado sotto al sole. Mare rievoca in me impressioni di infinito e speranza e libertà e ricordi di viaggi col vento in faccia, di onde che si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3247&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho imparato ad apprezzare il mare quand&#8217;ero già grande. Con questa parola &#8211; <em>mare</em> -  non intendo le mattinate in spiaggia, fatte di indolenza e ustioni di primo grado sotto al sole. <em>Mare</em> rievoca in me impressioni di infinito e speranza e libertà e ricordi di viaggi col vento in faccia, di onde che si infrangono contro lo scafo e quel senso di avventura che solo gli spazi aperti sanno dare.</p>
<p>Mi ero avvicinata ai rudimenti della vela per pura curiosità, in una di quelle scuole estive fatte di levatacce e ragazzi abbronzati, durante un paio di settimane in cui la bellezza del mare mi aveva annientato. C&#8217;ero tornata per i due anni successivi. Ma, ad un certo punto -  non ricordo più il momento preciso, come per ogni perdita di una cosa bella &#8211; la mia infatuazione finì e la vela fu sostituita da vacanze chiassose e fatte di attese mischiate col niente.</p>
<p>Poi, una sera, stavo seduta nel solito pub dietro l&#8217;università e lo Skipper ci aveva raccontato dei suoi piani per l&#8217;estate.  Partire con lui e altri sconosciuti mi era sembrata la cosa migliore che potessi fare.</p>
<p>Infine, l&#8217;estate era arrivata. Ci aveva messo molto. Giugno era stato buio, con Gabriele in procinto di partire. Luglio freddo ma non soltanto per me. Agosto era esploso con i telegiornali che ci raccomandavano fantasiosamente di bere tanto e le strade bruciate di una Milano abbandonata e arida.</p>
<p>Finalmente, una sera, avevo spento il blackberry e impostato l&#8217;<em>out of office</em> sul server di posta. Avevo percorso in moto i soliti dieci minuti dissestati fino a casa. Avevo smembrato il casco e messo le imbottiture in lavatrice. Svuotato il frigo dei suoi cadaveri abituali e buttato la spazzatura. Avevo scavato nel fondo dell&#8217;armadio alla ricerca di calzoncini, magliette colorate e costumi da bagno. Ero andata a dormire con la sacca azzurra che mi fissava da un angolo della mia camera. Due giorni dopo, salpavamo.</p>
<p>Mi ero offerta di occuparmi della cucina. Cercavo di avere a che fare il meno possibile con lo Skipper. <em>Con Gabriele stai facendo una gran cazzata; è solo un&#8217;enorme perdita di tempo e tu a trent&#8217;anni di tempo non ne hai più molto. </em>Queste le sue parole in un pomeriggio di due mesi addietro. Eravamo sotto un portico, grigliata nel bresciano, uno di quei sabato sfigati, fatti di acquazzoni intermittenti. Io ho detto solo <em>Vaffanculo, Marco. </em>Ho salutato la padrona di casa e poi ho guidato per due ore e mezzo, stretta tra i filari asfittici della Franciacorta, guardando occasionalmente nello specchietto retrovisore i nuvoloni neri troppo lenti per raggiungermi. Ero andata dritta a casa di Gabriele, senza preavviso. Lo avevo baciato <em></em>non appena aveva aperto la porta, senza dargli il tempo di chiedermi perché fossi lì e non dove avrei dovuto essere.</p>
<p>Due mesi dopo, Gabriele non c&#8217;era più. E io dividevo un quattordici metri con un gruppo di sconosciuti e un presunto amico che morivo dalla voglia di prendere a pugni. Cucinavo per tutti, ogni tanto mi aiutava Walter, un ragazzo silenzioso con cui dividevo la cabina e che non mi faceva domande e a cui neanche io chiedevo niente. Cercavo di partecipare il meno possibile alle operazioni di navigazione, e mi piaceva stare rannicchiata in un angolo del ponte pensando a Gabriele e a cosa sarebbe accaduto dopo. E constatavo che tutta quella contemplazione di spazi infiniti intorno a me, il contatto con la salsedine e il vento e le condizioni precarie della vita a bordo, non facevano altro che immalinconirmi e immobilizzarmi. E non facevo alcun passo in avanti, involvevo nel mio malessere e, per la prima volta, non vedevo alcun barlume di speranza e mi sentivo incatenata ai miei sentimenti, soggiogata da una vita del cazzo che mi aveva privato dell&#8217;unica cosa pura e luminosa in cui ero riuscita ad imbattermi dopo tanti anni. E se provavo a guardare oltre lo stato delle cose, non riuscivo a vedere davvero nulla.</p>
<p>A volte, la notte, nel buio della cabina, ascoltavo il respiro regolare di Walter e mi chiedevo come facesse ad essere così distaccato da tutto, a non provare curiosità verso nessun altro. Lui se ne stava lì sul ponte e aiutava lo Skipper e si godeva il mare e il vento, in silenzio, e, nei momenti che passavamo tutti insieme, a terra o in rada o durante la navigazione, lui restava per lo più muto, ridendo ogni tanto a qualche battuta o rispondendo laconicamente a una domanda diretta. Invidiavo quel suo essere felice restando a un passo dalle cose. Io stavo male in ogni caso: sia che fossi a distanza di sicurezza o avvinghiata alle cose, alle persone o alle emozioni, finivo sempre per soffrire come un cane.</p>
<p>Ricordo che, tornati in porto, tutti si abbracciavano e si salutavano e si scambiavano numeri di telefono. Per quel che mi riguardava, rispetto all&#8217;andata, era solo imbrunito il colore della mia pelle e, se possibile, mi si era scurito ancora di più l&#8217;animo. Ho baciato sulle guance lo Skipper e gli ho detto un grazie poco convinto. Ho abbracciato Walter e gli ho sussurrato in un orecchio <em>Ti invidio, sai. Un giorno ne parleremo.</em> Altri baci e abbracci a tutti gli altri, tanto per sentirmi normale, una volta tanto.</p>
<p>Con la sacca su una spalla e una voglia folle di una doccia, ho percorso a ritroso la strada verso la navetta. Intorno a me, c&#8217;erano tutte quelle cazzo di persone allegre che avevano un amore e una famiglia e tante speranze per il futuro, anche se poi non le avrebbero realizzate mai.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/thebrideworeblack.wordpress.com/3247/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3247&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Via &#8211; Parte I (Ma il seguito non è affatto assicurato)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 16:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Other stories]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi, in un pomeriggio con il sole ancora alto e un caldo strangolatore &#8211; dopo un&#8217;ora e mezza di aereo, quasi tre ore di treno e pochi minuti di navetta &#8211; ero arrivata in quello che, da bambina, chiamavo il paese fasullo. Non era effettivamente un paese. Ma, allora, non potevo certo saperlo. Ricordo che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3238&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi, in un pomeriggio con il sole ancora alto e un caldo strangolatore &#8211; dopo un&#8217;ora e mezza di aereo, quasi tre ore di treno e pochi minuti di navetta &#8211; ero arrivata in quello che, da bambina, chiamavo il <em>paese fasullo</em>.</p>
<p>Non era effettivamente un paese. Ma, allora, non potevo certo saperlo. Ricordo che ci trascorremmo una domenica pomeriggio, io e la mia famiglia, un un&#8217;estate di tanti anni fa. Tornavamo da una visita fatta a certi parenti &#8211; parenti che avevo sempre considerato sgraditi e che, già all&#8217;età di nove anni, mi avevano portato a concepire l&#8217;idea che, un giorno, mi sarei energicamente opposta affinché non prendessero parte al mio matrimonio, in modo da non poterlo rovinare né compromettere l&#8217;estetica delle foto (anche se, oggi, chiaramente, vista la mia situazione sentimentale, questo pericolo non si pone più). Il mio unico ricordo del <em>paese fasullo</em> si fermava a loro, al pomeriggio su un trenino rosa, al clima da festa paesana che impestava quel luogo, al mio domandarmi perché non ci fossero case ma costruzioni basse, tutte uguali e con le finestre sprangate. Avevo guardato con diffidenza le grandi barche e gli alberghi, i negozi e i bar, le giostrine e  quel trenino rosa che procedeva carico di mamme e bambini.</p>
<p>Era domenica anche ora, come vent&#8217;anni fa. Soltanto, adesso, ero adulta &#8211; o almeno, formalmente lo ero &#8211; e mi aggiravo sola e incurante della folla allegra che infestava la passeggiata del porto turistico. E riflettevo sul fatto che l&#8217;unica cosa che era rimasta uguale, rispetto a vent&#8217;anni fa, era la mia malinconia. Sono stata una bambina malinconica. Un&#8217;adolescente malinconica. Un&#8217;adulta malinconica. Chissà se sarei mai guarita. Con il proprio modo d&#8217;essere s&#8217;impara a convivere. Ma, nel profondo, si spera sempre di potervi rinunciare, prima o poi.</p>
<p>Mi trascinavo per il porto, ripassando mentalmente cosa avevo messo nella sacca e cosa no. Mi pentivo di aver lasciato un certo libro sul tavolo della cucina . Cercavo di non pensare a Gabriele ma i suoi occhi dorati mi perseguitavano e mi facevano male. Poi, finalmente, arrivai.</p>
<p>Gli altri erano seduti a un tavolino di un bar qualsiasi, chiacchieravano e ridevano. Si trovavaino lì già da un po&#8217;: attendevano solo me. Un paio già li conoscevo. Tutti gli altri no. C&#8217;è stato un giro di strette di mano. Una stretta più fredda allo skipper. Avevamo litigato il mese scorso, mi aveva detto che stavo buttando la mia vita, dietro a un ragazzino che &#8211; tra le altre cose &#8211; non sarebbe tornato più. Dopo quella lite, erano terminati i nostri venerdì al pub, fatti di accese discussioni e diatribe sulle strategie di trading, di racconti camerateschi sulle nostre conquiste e di pettegolezzi sugli amici comuni. Pessima idea da parte mia non rinunciare al viaggio. Ma ormai ero lì.</p>
<p>Restammo a chiacchierare ancora un po&#8217; prima di dirigerci in un pessimo ristorante nel porto. Seguì un&#8217;inutile passeggiatina sul molo. Tornammo in albergo piuttosto presto: la mattina successiva avremmo salpato. Avevo trascorso una notte insonne, fantasticando su un possibile ritorno di Gabriele, paventando l&#8217;idea che non sarebbe tornato mai più e cercando di  prefigurarmi cosa sarebbe successo quando avrei accettato l&#8217;idea di averlo perso.</p>
<p>Quando la sveglia aveva suonato, io stavo supina nel letto, con gli occhi sbarrati. Quando, poco dopo, mi ero chiusa la porta della camera alle spalle, però, mi sembrava di avere meno paura del solito.</p>
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		<title>There is a light that never goes out</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 15:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gabriele]]></category>
		<category><![CDATA[Giorni a perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;estate era esplosa, tardiva. Si era manifestata fulgida e asfittica. Forte di una luce tanto brillante da farmi procedere ad occhi socchiusi. Non che la vedessi molto, la luce. Uscivo di casa alle sette del mattino per rinchiudermi tra le mura bianco accecante dell&#8217;ufficio. Tornavo a casa a notte inoltrata, la città più silenziosa che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3234&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estate era esplosa, tardiva. Si era manifestata fulgida e asfittica. Forte di una luce tanto brillante da farmi procedere ad occhi socchiusi. Non che la vedessi molto, la luce. Uscivo di casa alle sette del mattino per rinchiudermi tra le mura bianco accecante dell&#8217;ufficio. Tornavo a casa a notte inoltrata, la città più silenziosa che mai, mi godevo la brezza che fendevo in un tutt&#8217;uno con la moto. Restavo sotto la doccia per un tempo indefinito, come se il getto d&#8217;acqua lavasse via tutto il male che mi sentivo dentro, un dolore fatto di vuoto e mancanza di attese. Cenavo. Poi, tentavo di far qualcosa ma non mi riusciva null&#8217;altro che crollare addormentata. La notte era fatta di sogni agitati, abitati da compagnie chiassose e scostanti e da grandi tavolate tra sconosciuti e, in quello stato d&#8217;incoscienza, mi ritrovavo circondata tanta gente che mi faceva sentire, se possibile, ancora più sola che da sveglia. Poi, alle 6 la sveglia suonava. E ripartiva tutto daccapo.</p>
<p>Il fine settimana lo passavo a dormire, mi alzavo nel tardo pomeriggio e mi preparavo per le solite serate fatte di niente. Nessuno dei miei amici si accorgeva che non ero più io. Non che la cosa mi sorprendesse. Ma un po&#8217; mi dispiaceva, certo. Certi sabato pomeriggio, Gabriele mi scriveva su Gtalk e chiacchieravamo a lungo, eccedendo in languidezza. Poi, ci salutavamo. Io piangevo. Mi riaddormentavo. Speravo di sognare che lui non esistesse.</p>
<p>Attendevo vorace il lunedì. Era l&#8217;unica occasione per evitare il pensiero di Gabriele e di fare i conti con lo stato delle cose. Non mi restava che ripartire. Ma non credevo di potercela fare o, quantomeno, non in quel momento.</p>
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		<title>Mi trovo nuova</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 23:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julie Kohler</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Informazioni di nessunissimo interesse]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è rifatto vivo L. A un certo punto, si rifanno vivi tutti. Ho pensato che, quando c&#8217;era lui, l&#8217;inquietudine e la disperazione mi mangiavano viva. E che l&#8217;unico anestetico efficace che ero riuscita a trovare era stato la distruzione. Poi, lui è passato &#8211; e insieme a lui, il mio essere disperata e persa. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thebrideworeblack.wordpress.com&amp;blog=13386908&amp;post=3224&amp;subd=thebrideworeblack&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è rifatto vivo L. A un certo punto, si rifanno vivi tutti. Ho pensato che, quando c&#8217;era lui, l&#8217;inquietudine e la disperazione mi mangiavano viva. E che l&#8217;unico anestetico efficace che ero riuscita a trovare era stato la distruzione.</p>
<p>Poi, lui è passato &#8211; e insieme a lui, il mio essere disperata e persa.</p>
<p>Adesso, ripenso ai miei giorni di allora e mi scopro diversa. Sono attraversata da null&#8217;altro che una malinconia lenta e claustrofobica, intrisa di un senso di perdita mai provato in precedenza. Constato, senza emozione alcuna, che ogni uomo mi ha cambiato la vita ogni volta in modo differente, lasciandomi nel profondo poco o nulla di sé.</p>
<p>L si è rifatto vivo. Io ho solo finto che fosse un L qualsiasi. Chissà cosa aveva in mente lui.</p>
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