apnea
[a-pnè-a]
s.f. (pl. -nèe)MED Cessazione temporanea del respiro, volontaria o patologica
L’orologio ticchetta, impaziente. Ancora mezz’ora. Quarantacinque minuti al massimo. E poi, ecco, un’intera notte da scavalcare restando in apnea. Come quando da bambina ero ammalata e dovevo prendere una medicina. Mandalo giù tutto d’un fiato che poi starai meglio, diceva mia mamma. Con la mano destra teneva il cucchiaio e con la sinistra stringeva le mie piccole narici, chiuse tra il suo indice e il suo pollice. Io stringevo forte gli occhi e spalancavo la bocca. Prima, disgusto. Poi, conforto. Mia mamma diceva che poi sarei guarita e io le credevo, senza riserve. Anche se ora non c’è nessuno a dirmi che guarirò, sono certa che l’indomani mi sveglierò e mi sentirò meglio. Via la rabbia, via il dolore, via la disperazione: si perderanno dentro un bicchiere di vodka o tra le mani di qualcuno destinato a passare. Il trucco sta tutto nel trattenere il respiro. Restare in apnea finché si può. Prima, disgusto. Poi, conforto.
bicchiere
[bic-chiè-re]
ant. bicchieri, (sing.) bicchiero
s.m. (pl. -ri)1 Recipiente di varia forma e materia usato per bere: b. di vetro, di cristallo, di carta; b. da acqua, da vino, da whisky; versarsi, riempire un b. d’acqua
2 estens. Quantità di liquido contenuta in un bicchiere: un b. d’acqua, di vino, di birra3 Antica unità di misura per liquidi
La vodka, dentro al bicchiere, è limpida come l’acqua. E lava via tutto lo sporco, proprio come l’acqua. Al secondo bicchiere, la musica assordante – che prima ti avvolgeva soltanto – ora ti penetra. La musica si fa strada dentro ad ogni singolo poro, scorre dentro ad ogni fessura. Dalle orecchie, dal naso, dalla bocca arriva al cervello; dalla pelle arriva al cuore e il cuore la pompa nelle vene. Nelle vene, il sangue e la musica scorrono avvinghiati, si tengono stretti l’uno all’altra come due amanti che la mattina dopo dovranno lasciarsi. Il sangue e la musica si godono l’attimo, a dispetto di ciò che sarà domani. Così, la musica arriva ancora al cervello e poi, di nuovo, al cuore che la spinge ogni volta con gioia via via crescente. Al secondo bicchiere, sei musica.
corrosivo
[cor-ro-ʃì-vo]A agg.1 Che ha la proprietà di corrodere: acido c.; sostanze, preparati chimici corrosivi2 fig. Che logora, demolisce: una gelosia torbida e corrosiva; critica corrosiva3 fig. Sarcastico, caustico: una battuta corrosiva; spirito c.B s.m.Sostanza corrosiva
La rabbia che provo è corrosiva, m’investe inaspettatamente e mi fa male e mi sfianca. Mi corrode le viscere. Le imposte e i portoni sprangati, le saracinesche abbassate e le insegne spente, il pavé muto: ogni cosa nella sua morte apparente e temporanea mi parla di noi. Il silenzio mi sussurra nelle orecchie e, lascivo, mi canzona per ciò che ho perduto. Ci siamo amati dietro una di queste finestre e abbiamo riso per i miei tacchi che si impigliavano tra le fessure del pavé. Ci siamo baciati contro questi portoni e queste saracinesche non erano chiuse quando sedevamo a un tavolino e io tenevo le mie dita intrecciate alle tue e noi due pensavamo che le nostre dita non avrebbero mai dovuto fare a meno delle dita dell’altro. La città stanotte è morta e nonostante questo noi continuiamo a vivere in lei, anche se noi non esistiamo più. Esisti tu. Esisto io. E la mia rabbia corrosiva che non passa mai.
dente
[dèn-te]
s.m. (pl. -ti)1 ANAT Ciascuno degli organi infissi nelle ossa mascellari dell’uomo e dei vertebrati Gnatostomi, adibiti alla masticazione e, in alcuni animali, alla difesa: denti inferiori, superiori, incisivi, canini, premolari, molari; denti sani, storti, guasti, cariati; avere mal di denti; farsi curare, lavarsi, pulirsi i denti2 nel pl. La dentatura, la bocca; organo del viso con il quale si esprimono e si caratterizzano atteggiamenti e stati d’animo di vario genere. presente per questo in numerose locuzioni
Alla fine, quando sei lì fuori al freddo, le strade deserte, il cielo che si schiarisce, ti senti come se ti avessero morso l’anima. Forse, quando dicono che l’amore ha i denti, intendono proprio questo. A furia di morsi, poi, a un certo punto, l’anima finisce. E non resta più niente. E tu ora sei lì, stretta in un giaccone che non ti copre abbastanza le gambe nude, hai il trucco sbavato sotto gli occhi e ogni folata di vento è un tremore. Batti i denti, dei denti che non hanno mai morso nessuno, tantomeno lui. Lui è andato via da un pezzo, ti ha guardato a malapena, come se amarlo fosse una colpa, il peggior peccato che avessi potuto commettere. Guardi la gente che sciama via dal locale, si disperderanno per la città piena di denti e andranno a dormire, far colazione, scopare, fare chissà cosa. Di certo, l’anima l’hanno morsa anche a loro. Allora, vieni? dice un giovanotto conosciuto soltanto un paio d’ore prima. Lo segui docilmente. Ti resta giusto un altro pezzettino di te da far addentare.
espiazione
[e-spia-zió-ne]
s.f. (pl. -ni)Azione e risultato dell’espiare
L’espiazione arriva puntuale al sabato mattina. Non hai mica più l’età per le follie notturne. Apri un occhio per essere certa di trovarti nel posto in cui dovresti essere. Metà della tua faccia è affondata nel cuscino e ti sembra di essere solo una testa, di non avere più il corpo. O forse, sei solo una testa quasi viva attaccata ad un corpo morto. Non riesci a muovere neppure le dita. Non ricordavi di aver appeso quel quadro al muro, ti complimenti con te stessa per la scelta. Richiudi l’occhio libero e ricadi in un’incoscienza dalla durata inestimabile. Riapri l’occhio in un sussulto. No, decisamente, non sei nel posto in cui dovresti essere.
[Quando arrivano proposte dai piani alti , si tratta di proposte che non si possono rifiutare. E allora, anche se non è niente di paragonabile ai giorni normali, disperati e felici, ecco le mie notti smarrite].
[Update 12-4-2011: last but not least, le notti distanti].

madame psychosis
febbraio 24, 2011 8:58 pm
Ellosapevo che avresti scritto una cosa bella. Brava, brava.
Julie Kohler
febbraio 24, 2011 11:20 pm
sei troppo buona, grazie.
anna achmatova
febbraio 25, 2011 7:34 am
“Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te,
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.”
S. Pietroburgo 1934
Da sempre la sofferenza d’amore ha ispirato poeti e scrittori che, grazie al dono raro della scrittura, ci hanno lasciato i capolavori della poesia e della letteratura.
Tu hai questo dono, continua a coltivarlo e non dolertene per l’alto prezzo che devi pagare.
Visti i risultati, mi pare che ne valga la pena.
Brava! E sii serena!
Julie Kohler
febbraio 25, 2011 11:34 am
grazie mille, Anna